Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Natale, Libero Arbitrio e mascherine

Un esorcismo per dirci che va tutto bene, anche se non è vero

Camerano, 24 dicembre 2021 – Splende il sole sul Monte Conero questa Vigilia di Natale, quando nell’immaginario collettivo – di quelli ai quali piace la montagna, ovviamente, e di quello dei bambini – il sogno sarebbe quello di un paesaggio innevato. Capita di rado da queste parti, ma quando capita i fiocchi bianchi non si risparmiano.

Secondo Natale pandemico, dunque, con le varianti del coronavirus che spopolano nel mondo e la fanno da padrone. Gli acquisti dei regali natalizi, da sempre un momento spensierato di gaiezza e serenità mista alla gioia del donare, quest’anno s’incupiscono per via di terze dosi, tamponi, mascherine all’aperto, restrizioni, ricoveri in terapia intensiva, indice di trasmissione dei contagi che sale.

C’è chi dice sì a tutto ciò e corre a inocularsi la terza dose, per convinzione o per costrizione; c’è chi dice no e si ribella gridando al gomblotto! rifiutando le dosi, prosciugando il proprio salario con i tamponi obbligatori. Scelte. Convinzioni elaborate dopo scrupolose analisi personali basate su quanto detto dai Guru della virologia, dalla Scienza, dall’esperienza vissuta in prima persona dal vicino di casa o dai parenti. Spesso, convinzioni dettate dalla paura, da una errata comunicazione, da una mancanza cronica di fiducia verso le istituzioni.

Eppoi, c’è il concetto filosofico e teologico del Libero Arbitrio: ogni persona è padrona di se stessa e del suo corpo, ha il potere di decidere, per sé, gli scopi del proprio agire e del proprio modo di pensare: la scelta, qualunque essa sia, deve avere origine dalla persona e non da forze esterne. In modo particolare quando, come nel caso dei vaccini, le forze esterne non sono in grado di garantirne l’efficacia in toto.

In questo quadro, più a tinte grigie che a colori pastello, ognuno di noi si muove come meglio crede o come può, fermo restando che l’individuo non è costruito per vivere isolato. Virtuosi o no, in questi giorni prenatalizi ci sforziamo tutti di rendere l’andazzo il più normale possibile: andiamo per negozi ad acquistare regali; prenotiamo cene e cenoni; invitiamo parenti; intasiamo le pagine social di Auguri!

Un esorcismo per dirci che va tutto bene, anche se non è vero. Un modus mentale per scacciare la bestiaccia il più lontano possibile da noi. Una quasi convinzione che il Natale sia più forte di ogni stramaledetto coronavirus. Noi, il Natale lo viviamo da una vita; lui, il virus, è arrivato a scombussolarci l’esistenza da soli due anni. (Sempre che esista davvero! aggiungo per qualcuno).

Allora, che sia un Felice Natale per tutti a ogni latitudine. E che il 2022 arrivi quanto prima a cancellare tutte le brutture di questo disgraziato 2021 che ci sta per lasciare. Buon Natale, ovunque siate, con la mascherina a coprirvi il volto!

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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Femminicidio e violenza di genere

104 le vittime in Italia nel 2022. Quattro nelle Marche


Camerano, 2 dicembre 2022 – “Il Rapporto annuale sulla violenza di genere rappresenta uno strumento necessario dal quale partire per affrontare un fenomeno sempre più complesso. I numeri sono il primo strumento per comprendere la portata di un fenomeno che, purtroppo, non accenna a rallentare”. Lo ha detto il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli sottolineando la valenza del Report annuale sulla violenza di genere nelle Marche per il 2021

Sono 104 le vittime in Italia nel 2022. Numeri spaventosi di vite spezzate, che coinvolgono anche il presente e il futuro di centinaia di minori. In due anni, si contano infatti 169 orfani per femminicidio, un terzo dei quali rimasto orfano anche del padre“, ha evidenziato Acquaroli.

(foto: Ikon Images / AGF – Copyright: Gary Waters)

Un fenomeno, quello della violenza di genere, che non accenna a rallentare e che si manifesta sotto moltissime forme, di cui l’omicidio resta la più ingiustificabile e orrenda punta dell’iceberg: violenza fisica, violenza psicologica, violenza sessuale, violenza economica, molestie e stalking, revenge porn, fino ad arrivare alle violenze legate a tratta e sfruttamento, stupro di guerra, mutilazioni.

Nel 2021, nelle Marche, si sono rivolte ai Centri Anti-Violenza 663 utenti (il 91% delle quali risulta essere un nuovo accesso). Ben 180 in più dell’anno precedente. Nel 2020 erano 483. Nel 2019 erano 471. Sono quattro le vittime che nelle Marche hanno perso efferatamente la vita nel corso del 2022.

Al di là dei numeri, comunque e sempre inaccettabili, che registrano un malessere in certi maschietti fatto di mancanza di rispetto, incapacità nell’accettare i ruoli, limiti culturali profondi e, in qualche caso, addirittura disprezzo per l’altro, sul fronte dei femminicidi resta ancora parecchia strada da percorrere: da parte delle istituzioni, delle forze dell’ordine, delle associazioni di categoria, della scuola.

Non è semplice, e non è detto che si arrivi davvero ad eliminare il problema. Troppo diffuso il fenomeno, troppo complicati certi rapporti interpersonali, troppo poche le forze dell’ordine messe in campo per affrontarlo. Questo però non significa che non si debba fare di tutto e di più per limitarlo quanto più possibile.

Ai maschietti, a certi maschietti, dico che se ne devono fare una ragione: una donna, la tua donna, non è una tua proprietà. Non puoi essere tu a scegliere – a pretendere – quel che deve fare, quello che può dire, come si deve vestire, chi frequentare, come vivere. Ma, peggio ancora, non puoi pretendere – pena l’eliminazione – che debba amare sempre e solo te. Tu maschietto, devi sapertelo guadagnare il rispetto e l’amore di una donna (vale per entrambi), e c’è un solo modo a tua disposizione per non riuscirci mai e fallire: dare per scontato che tu sei Dio. Mentre, in realtà, sei solo un piccolo uomo incapace di relazionarti con le sconfitte che la vita ti pone di fronte continuamente.

Chiudo con le parole pronunciate a Fano il 25 novembre scorso da Ignazio La Russa, attuale presidente del Senato: “Per arginare questo fenomeno serve un atto culturale. La società veramente pretende che il rispetto di una donna non abbia eccezioni. Un reato commesso nei confronti di una donna, perché ella è una donna, è un abominio nel senso vero del termine. Non bisogna offrire alibi, non bisogna mai offrire vie di fuga. Quando si uccide una donna, bisogna dire è stata uccisa senza ragione una donna, cominciamo a dire questo e avremo fatto un passo avanti”.

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