Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

La Regina Elisabetta, icona assoluta del suo tempo

La sua dipartita ha decretato lo scemare di certi valori e l’archivio definitivo del XX secolo

Camerano, 11 settembre 2022 – Tutti i media del mondo ne parlano ininterrottamente dalle ore 19.30 di giovedì 8 settembre 2022, data dell’ufficializzazione della morte della Regina Elisabetta d’Inghilterra (foto) avvenuta nella residenza di Balmoral in Scozia. A colpire, principalmente, la longevità del suo regno durato 70 anni. Nessun altro sovrano è durato tanto a lungo come lei, che ci ha lasciati all’età di 96 anni.

Personalmente, non ambisco a conoscere le cause del decesso, a quell’età può essere fatale anche uno scivolone in bagno. Da vecchio cronista di provincia che non ha mai messo piede a Buckingham palace, ho sempre guardato alla Regina come ad un’anziana nonna caratterizzata dai suoi tailleur e cappelli a vivaci colori pastello – sembra per ragion di stato e visibilità -.

Sui social, scatenati per lei in questi due giorni, si è andata affermando l’idea che era ora che ci lasciasse, perché nel 2022 è inaccettabile l’esistenza di una Nazione che crede ancora nelle fiabe, nelle fate, nei Principi e Principesse, nella monarchia a scapito della democrazia. Un concetto che trovo di un’idiozia profonda. Anche perché il Regno Unito ha un sistema politico composto da un complesso di parlamentarismo, monarchia e democrazia, che convivono in un sistema pluripartitico dove il primo ministro è capo del governo.

Senza entrare nel merito dell’importanza del suo ruolo a livello sociale, politico, economico e massonico a livello mondiale, mi verrebbe da evidenziare un altro aspetto incarnato in vita dalla Regina Elisabetta: il gusto, l’eleganza, la misura, l’educazione, il rispetto dei ruoli e delle tradizioni. Tutti valori sacrosanti che hanno caratterizzato il suo lungo regno, e che hanno contribuito a costruire la mentalità e la cultura di un popolo che è stato capace di espandersi in mezzo mondo. Gran parte di questi valori nel resto d’Europa sono andati via via scemando, e mi auguro che non succeda la stessa cosa anche in Inghilterra.

I valori elencati sopra, sono in gran parte gli stessi che appartenevano alla mia nonna paterna. Una donna marchigiana, quasi contemporanea della Regina, figlia semi analfabeta di poveri contadini, a riprova che certi sani princìpi possono albergare ovunque e non hanno bisogno di natali patrizi o sangue blu.

Ecco, la Regina Elisabetta lasciando questo mondo mi ha trasmesso la sensazione di essersi portata appresso quei valori. Re Carlo III, suo figlio, dovrà lavorare parecchio per essere degno agli occhi dei sudditi inglesi (e del mondo) di cotanta mamma. E la sensazione è che per quanto bravo sarà probabilmente non ci riuscirà. Come fai a regnare su un popolo, meglio di quanto fatto da un’icona del XX e un pezzetto del XXI secolo?

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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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