Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

La guerra spiegata semplice, senza parteggiare

Un post pescato nella rete dello scrittore @Nicola Pesce

Camerano, 26 febbraio 2022 – “Ci sono ancora papaveri rossi/ nei campi. /La guerra un po’ più in là”, è l’incipit di una mia poesia di gioventù. Incipit tornato purtroppo d’attualità in questi giorni. E siccome parlare di guerra tra Russia e Ucraina mi costa parecchio in termini di sofferenza dell’anima, per farlo prendo a prestito un post di ieri pubblicato sulla sua pagina Facebook dallo scrittore salernitano @Nicola Pesce Himself (foto), oltre 90.500 follower.

Scrive Pesce: “Il menefreghismo che ho incontrato ieri tra alcuni lettori in merito al fatto che abbiamo la guerra a due ore da qui mi ha ferito. Ho amici a Kiev che non se la stanno ridendo come alcuni di voi. Che sono usciti con una valigia e ora viaggiano senza sapere dove andare, avendo lasciato le loro case piene delle loro cose e dei loro ricordi. Una guerra è quando devi partire e non ti puoi portare nemmeno gli album di foto di quando i tuoi figli erano piccoli.

Alcuni ieri mi hanno detto, a centinaia: “Ma daaaiiii, siamo sui social per distrarci”; – “Solo la preghiera ci può aiutare”; – “Non ci voglio pensare”. Mi hanno lasciato senza parole. Qualcun altro mi ha chiesto un riassunto della situazione, senza parteggiare per la Russia o per la Ucraina. Eccolo.

La Russia è il Paese per dimensioni più grande del mondo. Ma ha meno di 200 milioni di abitanti e la loro economia sta’ messa peggio che quella dell’Italia. In Europa saremo 400 milioni. Vogliamo parlare della Cina?

La Russia è circondata da nemici e vede suoi ex territori parteggiare sempre più per l’Occidente. Se l’Ukraina entra nella Nato, gli Usa potranno mettere basi missilistiche lungo il confine con la Russia. Inoltre, se l’Ucraina attaccasse la Russia (dopo aver aderito alla Nato), per esempio per riprendersi la Crimea, automaticamente la Russia si troverebbe in guerra con tutti i paesi Nato (se non erro è l’art. 5 del trattato di Roma, ma qui potrei sbagliare). Per loro non è piacevole.

Non dimentichiamo poi che l’Ucraina era russa. Bulgakov, lo scrittore russo di «Il Maestro e Margherita» che tanto vi piace è nato in Ucraina. Metà degli ucraini è di madre lingua russa.

All’America, la Russia ha chiesto:

  1. potete ridurre la gittata dei missili che mettete lungo i nostri confini in territorio europeo?
  2. possiamo concordare che ogni Stato NON possa avere bombe atomiche appostate fuori dal suo territorio?
  3. potete evitare di far aderire l’Ucraina alla Nato, visto che ce lo avevate promesso?

Gli Usa si sono dimostrati possibilisti sui punti 1 e 2, ma il punto 3 è un fatto di diritto internazionale: l’Ucraina sia libera di decidere. Non ci sono effettivamente prove poi di tale promessa. Poi, al confine con la Russia, in Ucraina, ci sono dei territori (Donbass) abitati da filorussi. Hanno votato per l’annessione alla Russia. Ma è vero? Non lo sappiamo. Putin sostiene che l’Ucraina li tratti male.

Altre note importanti:

  1. Putin lo ha già fatto nel 2014 annettendosi la Crimea in un mese;
  2. La Cina osserva come va. Se va come credo che vada (la Russia si annette il Donbass entro metà marzo e si ritira da Kiev dopo avervi insediato un governo compiacente), la Cina potrebbe attaccare Taiwan per annetterselo;
  3. Il 10-20% degli incassi della Russia derivano dal vendere il gas a noi europei. Non possono sostenere una guerra a lungo termine se noi non ce ne forniamo più;
  4. L’oro salirà alle stelle. Le criptovalute crolleranno. Le fonti energetiche aumenteranno i loro costi.

Chi ha ragione? Non lo so, io sono uno scemo qualsiasi. Tendenzialmente nella Storia ha ragione chi vince. Solo i bambini pensano che esistano i buoni e i cattivi. Chi ha un minimo di intelligenza sa che esiste solo chi vince e chi perde. Io mi limito a pensare ai miei amici che fuggono da Kiev piangendo mentre certamente i predoni stanno razziando le loro case.

Aggiungo una cosa impopolare (che va contro il marketing che subite dal 1948). Chi dà il diritto agli Usa di bombardare la Jugoslavia, l’Iraq, la Siria e così via? Vi rendete conto, inoltre, che se l’Ucraina facesse parte della Nato e decidesse di riprendersi la Crimea, noi Italia ci troveremmo automaticamente in guerra con la Russia, anche senza volerlo? (Par. 5 trattato di Roma).

«Putin è il male!» scrivono molti. Ok, ma il nostro filoamericanismo sottomesso degli ultimi 70 anni, è il bene?”.

Nicola Pesce, scrittore ed editore

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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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