Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

La censura dell’informazione di Camburan p’r sempr

L’amministratore della pagina Giuseppe Vaccari cancella un articolo del Corriere del Conero

Camerano, 16 agosto 2021 – Si può fare politica cancellando arbitrariamente gli articoli “scomodi”, quelli cioè che non incensano la tua figura raccontando la realtà delle cose? Non credo.

Si può essere l’Amministratore di una pagina social che si spaccia per essere un “Social network cameranese”, per poi permettere ad un giornale che fa informazione di condividerci solo gli articoli locali che fanno comodo e cassare arbitrariamente quelli che non ti piacciono? No, perché non è etico. È un chiaro abuso del ruolo di gestore di quella pagina. Va chiaramente nella direzione di un’informazione falsata, pilotata, castrata nei contenuti.

L’Amministratore di una pagina social è quello che detta le regole di comportamento, quello che decide di cosa si può parlare in quello spazio, di come farlo, con quali limitazioni semmai ci fossero. Ma se accetti che i giornali d’informazione condividano sulla tua pagina gli articoli che pubblicano, che trattano della realtà della comunità che rappresenti, non puoi arrogarti il diritto di: questo sì perché non mi mette in cattiva luce, questo no perché dice cose che non mi piacciono…

Invece, Giuseppe Vaccari, amministratore della pagina social Camburan p’r sempr, proprio questo ha fatto: ha cancellato dalla pagina in questione un articolo del Corriere del Conero (foto), firmato dal sottoscritto, dove facevo il punto sulla situazione difficile delle liste elettorali che parteciperanno – o provano a farlo – alle Comunali 2021. Lo ha fatto, arbitrariamente, probabilmente per questo passaggio sul centrodestra locale che non deve aver digerito:

“I loro vari coordinatori, da Giuseppe Vaccari a Francesco Marzocchi (FdI), da Alfonso Ardone (FI) a Lorenzo Ballarini (Lega), hanno dovuto ingoiare diversi no per la candidatura a primo cittadino, scambiandoseli anche vicendevolmente: “Vaccari no perché non lo voterebbe Nessuno”, “Ardone no perché non ha esperienza”, “Ballarini nì perché un po’ d’esperienza ce l’ha, ma è meglio se…”, tanto che alla fine la patata bollente è passata alle segreterie provinciali”.

Sarebbe stato bello se Vaccari, anziché gettare la polvere sotto al tappeto, avesse aperto un sano e democratico contraddittorio con il sottoscritto o con la testata che dirigo. Si può anche non essere d’accordo con ciò che pubblico, non condividerne i contenuti ci mancherebbe, ma da qui a cancellare per comodo un articolo d’informazione ce ne corre. Evidentemente, se non l’ha fatto, è perché non aveva argomenti validi da contrapporre o, molto più semplicemente, questo modus del confronto non gli appartiene. Una incapacità a confrontarsi che preoccupa parecchio quando riguarda un personaggio impegnato politicamente a governare un Comune come Camerano.

Quel che Vaccari non ha tenuto in conto, è che nonostante l‘abbia cancellato dalla pagina, l’articolo è stato comunque letto da qualche migliaio di cameranesi. L’informazione è cambiata con l’avvento dei social, forse sarebbe il caso che cambiasse atteggiamento anche lui. Ah, non cercate questo articolo sulla pagina social Camburan p’r sempr, nonostante la nostra condivisone non lo troverete.

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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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