Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni">

Il caos agitato della pandemia

Inaccettabili certe scelte sanitarie figlie del disordine e della disorganizzazione

Camerano, 12 gennaio 2021 – C’era da aspettarselo: chi si era convinto che il 2020, andandosene, avrebbe portato con sé tutte le schifezze, disgrazie e anomalie accumulate nell’arco di 365 giorni, sbagliava di grosso. Il neo arrivato 2021 le ha ereditate tutte, e ci sta mettendo del suo per peggiorarle quanto più possibile.

Questi primi dodici giorni dell’anno nuovo ci stanno offrendo una fotografia sfocata di un’Italia che annaspa sempre più nel caos. Disordine, confusione, disorganizzazione, fino allo scompiglio e al tumulto ad ogni livello: politico, sociale, economico, scolastico, sanitario.

Il Governo Conte 2 sta per crollare sotto la mannaia renziana di un’Italia Viva che con due Ministre e una insignificante manciata di voti si permette il lusso di volerne decidere le sorti. Probabilmente è un bluff, alla fine Renzi dimostrerà di non avere le palle per andare fino in fondo. Incasserà il massimo possibile e troverà le giuste scuse per lasciare le Ministre dove stanno. Ovviamente, il tutto all’insegna del bene dell’Italia e degli italiani.

La nostra economia è a pezzi. Almeno, sono alla canna del gas bar, ristoranti, alberghi, b&b, agenzie viaggi, musei, esercenti vari, parrucchieri, estetiste, palestre. Insomma, tutto ciò che potrebbe prosperare se la gente circolasse e il turismo funzionasse, estivo o invernale che sia. E arrivano le prime serie ribellioni di chi ormai si è reso conto che le chiusure forzate non fanno minimamente scendere la curva dei contagi; di chi si è reso conto che i ristori promessi non arrivano e quando arrivano sono così irrisori da non ristorare un bel niente. Come quell’esercente di Pesaro che ha deciso di rialzare la saracinesca, seguito a ruota da migliaia di colleghi un po’ ovunque, alla faccia dei Dpcm di Conte.

La disorganizzazione scolastica ha finalmente fatto arrabbiare gli studenti. Era ora. Sono scesi in piazza a Roma e Milano denunciando con forza le scelte tardive e sbagliate della Ministra Azzolina che, ieri, è arrivata ad incolpare se stessa nell’ammettere che la didattica a distanza non è più sostenibile. Inutili le sue direttive se poi ogni regione fa quel che gli pare. Ergo, che ci sta a fare nella scuola una Ministra così?

Ma il vero caos, quello serio, devastante, inaccettabile, lo si registra nella sanità. Nonostante i troppi Dpcm, le zone gialle-arancioni-rosse, le chiusure obbligate, la curva dei contagi non è scesa, anzi. Già si parla della terza ondata della pandemia in arrivo. In molte regioni le terapie intensive sono tornate sopra i livelli di guardia; centinaia i medici e i sanitari deceduti per Covid. Nelle Marche la situazione è davvero preoccupante; i reparti Covid di Torrette e non solo sono pieni; spuntano positivi ovunque: fra i cittadini, i politici in regione e in provincia, nei comuni. Gli ultimi, in ordine di tempo, un Consigliere della Regione Marche, il Sindaco e un Assessore di Numana.

In questo caos d’inizio 2021, il Governo di Roma nel nuovo piano pandemico arriva a dire: “Se le risorse non sono sufficienti, la precedenza ad essere curato va data a chi ha maggiori possibilità di guarire”. Una regola non scritta che in verità viene applicata da sempre. Ma un conto è che certe tragedie si consumino nelle corsie delle terapie intensive di fronte a casi di particolare gravità, altro che il “modus operandi” venga inserito nero su bianco all’interno di un documento governativo. Inaccettabile sia sul piano etico sia su quello morale e deontologico.

Quando arrivi ad ufficializzare certe procedure, significa che la nostra Sanità è davvero alla canna del gas. O che la situazione in certi ospedali Covid è davvero critica. Forse, vista la situazione in atto, era meglio prenderlo davvero quel Mes sanitario così osteggiato dai penta stellati. Nel cui cono d’ombra c’è il grigio del premier Giuseppe Conte che, per non scontentare i 5 Stelle e salvarsi la poltrona in perpetuum, alla fine ci ha rinunciato.

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di Paolo Fileni

Procida Capitale Cultura 2022, Ancona non ce l’ha fatta!

Il sindaco Valeria Mancinelli: “il nostro progetto, popolare, di crescita e di sviluppo, va avanti”


Ancona, 18 gennaio 2021 – Nella mattinata odierna la commissione del MiBACT presieduta da Stefano Baia Curioni ha proclamato la città di Procida (foto) Capitale italiana della Cultura per il 2022. All’annuncio dato dal ministro Dario Franceschini, sull’isola si è scatenato un tifo da stadio.

I complimenti della commissione, al termine della cerimonia d’assegnazione, sono andati tutti al sindaco Raimondo Ambrosino e al suo staff. La motivazione ha premiato la congiunzione tra il valore del progetto, la sostenibilità economica e le sue ricadute socio culturali. «Siamo strafelici – ha esultato fra le lacrime il sindaco Ambrosino – è un’opportunità storica per noi, per tutte le isole e per l’Italia meno in luce».

Delusione per la città di Ancona, anche se mascherata da ottimismo. La città dorica non ce l’ha fatta a convincere i membri della commissione con il suo progetto incentrato tra l’altro sulla cultura dell’Altro, sull’intenzione di far diventare ordinario lo straordinario, come aveva spiegato l’assessore Paolo Marasca in sede di audizione con il MiBACT.

«È stata appena proclamata la Capitale italiana della cultura 2022. La scelta è caduta su Procida. Mi complimento con il collega sindaco e la comunità dell’isola – il commento ufficiale del sindaco Valeria MancinelliSiamo fieri delle parole del presidente della commissione che ha valutato i progetti e ne ha sottolineato il valore, non solo nazionale ma anche europeo. Siamo anche felici di come è stata motivata la scelta della capitale perché la linea su cui si è mossa Procida e il messaggio che ha voluto lanciare hanno molte affinità con il nostro. Dunque siamo sulla strada giusta. Come ho più volte ribadito il nostro progetto, popolare, di crescita e di sviluppo, va avanti. E lo realizzeremo insieme».

Dunque, nonostante i suoi 2400 anni di storia ed un progetto ampio e variegato, Ancona non ce l’ha fatta. Bocciata per il secondo anno consecutivo dopo il primo tentativo del 2020. A batterla è stata Procida, una cittadina di poco più di 10mila abitanti che si affaccia sul mare del Golfo di Napoli, resa famosa a livello internazionale da Massimo Troisi che qui ha girato molte scene del film Il Postino.

Ancona e Procida, due città bagnate dal mare. 100mila abitanti contro 10mila. Con tutta probabilità, le acque del Golfo di Ancona sono diverse da quelle del Golfo di Napoli. Nonostante la delusione per un’opportunità mancata di crescita importante sul piano socio-culturale e turistico, dal capoluogo delle Marche un in bocca al lupo sincero a Procida: sull’isoletta il 2022 sarà un anno fantastico!

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