Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni" >

Buone vacanze ai nostri lettori!

Paneburro&marmellata torna a fine agosto

24 luglio 2019 – Credo di essermela meritata una vacanza: 136 articoli d’opinione redatti in circa sette mesi (da gennaio ad oggi), non sono uno scherzo. Sono una media di 20 editoriali al mese. Venti giornate ogni mese dedicate a stimolare l’interesse dei lettori con riflessioni su argomenti d’ogni genere. Un contatto quotidiano mirato a ragionare, insieme, su temi sociali, di cronaca e di politica sia nazionali che regionali.

Che l’obiettivo sia stato raggiunto è fuori discussione. Lo dimostrano i vostri “mi piace”, i vostri commenti in calce ai post sui social, partiti in sordina, all’inizio, per poi raggiungere picchi notevolissimi quando l’argomento trattato era davvero sentito. A riprova che anche un giornale online può creare un “filo diretto” con chi naviga nel profondo blu di Internet. E che non è vero che chi sta sui social è senza pensieri, valori ed opinioni.

Una faticaccia, non lo nascondo, trovare ogni giorno spunti di riflessione capaci di catturare l’immaginario collettivo, e so bene che a volte ci sono riuscito e altre no. Così come a volte i lettori non hanno colto la vera essenza di Paneburro&marmellata. Ma ci sta, da una parte e dall’altra. Quel che conta davvero è questa possibilità di avere a disposizione uno spazio libero dove ognuno può esprime quel che pensa senza lacci o laccioli di sorta.

Paneburro&marmellata da oggi va in vacanza, per tornare fresco e riposato a fine agosto. Corriere del Conero, invece, no: continuerà ad informarvi anche in agosto. Dunque, un arrivederci agli affezionati lettori della striscia quotidiana. Che sia un’estate serena e piacevole per tutti voi e per le vostre famiglie, che andiate al mare, in montagna, in campagna o che restiate a casa. Riposatevi, divertitevi e… “fate i buoni!


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di Paolo Fileni

L’assurda burocrazia di Trenitalia

L’odissea di un’anconetana infortunatasi nel viaggio in treno tra Fano e Pesaro


29 maggio 2020 – Se viaggiate per ferrovia con Trenitalia, attenti a non farvi male, potreste non ricevere mai il risarcimento dovuto. O, nella migliore delle ipotesi, doverlo aspettare per anni. Vi racconto una storia.

C’è questa ragazza, una 35enne anconetana, che a Fano (foto) la mattina del 7 novembre 2019 sale sul regionale 11582 (partito da Ancona), con destinazione Bologna. Il convoglio, come al solito, è strapieno. La giovane cerca un posto a sedere ma non lo trova. Sale al primo piano di una carrozza ma anche lì non c’è posto. Allora, scende di sotto per continuare la ricerca. Ma è qui, quando ormai la stazione di Pesaro si sta avvicinando, che il tacco della sua scarpa sinistra – non un tacco a spillo, ma un tacco di 2-3 centimetri largo e quadrato – s’incastra nel bordo esterno metallico troppo rialzato del nono gradino della scala.

La malcapitata perde l’equilibrio. È in perfetta forma fisica e ha le mani libere dal momento che porta uno zainetto sulle spalle. Con la mano destra tenta di aggrapparsi al corrimano ma non lo trova e rovina pesantemente al suolo sbattendo con violenza il mento e la testa.

Viene immediatamente soccorsa dagli altri passeggeri. Viene chiamato il capotreno che solerte stila un rapporto sull’accaduto. Alla successiva fermata di Cattolica, in stazione ad attenderla ci sono i sanitari del 118 che in ambulanza la trasportano all’ospedale Cervesi dove, dopo gli esami e le radiografie, le viene riscontrata la frattura del quarto metacarpo della mano destra, un lieve trauma cranico e un’ampia ferita lacero contusa al mento che necessita di punti di sutura.

Insomma, una brutta botta. Senza contare che dopo la rimozione del gesso alla mano portato per trenta giorni, la giovane si è dovuta sottoporre a cicli di magnetoterapia e fisiochinesi per il recupero dell’articolazione. L’anconetana, per essere risarcita del danno subito, si affida allo Studio3A-Valore, una società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei cittadini.

Sulla carta sembra una pratica semplice: ci sono decine di testimoni, c’è il referto del capotreno, c’è la documentazione medica completa, copia del biglietto e quant’altro. La documentazione viene spedita a Trenitalia, ma Trenitalia non risponde. Né alla richieste di aprire il sinistro, né alle richieste di trasmettere copia del rapporto dell’infortunio. Non risponde neppure ai tanti solleciti caduti nel vuoto. Ed è chiaro che l’emergenza Covid-19 non è una giustificazione accettabile.

Finalmente, il 25 maggio 2020 la società Centro Processi Assicurativi, incaricata per la gestione tecnica dei sinistri dalle Ferrovie dello Stato, comunica la presa in carico del sinistro in questione, ma cosa chiede tra i documenti “senza i  quali la pratica non potrà avere seguito?” Sì, proprio quello: il verbale del capotreno! Quel verbale che possiede solo Trenitalia e che Studio3A ha richiesto invano per sei mesi. Intanto, la giovane anconetana aspetta… perché in Trenitalia non sono solo i convogli a viaggiare in ritardo, pure le pratiche vanno a rilento. Specie quelle risarcitorie!

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