Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Balotelli quale, quello ricco e nero?

A proposito dei fatti di Verona della scorsa domenica

5 novembre 2019 – Non guariremo mai né, tantomeno, cresceremo mentalmente come popolo e come nazione se non riusciremo a superare certi stereotipi, certi preconcetti, certi blocchi mentali che ci portano a distinguere gli esseri umani attraverso il colore della pelle e non per quel che sono, per quel che fanno e per quel che pesano come persone.

Prendo spunto dal fatto accaduto domenica allo stadio di Verona, dove una piccola frangia di ultrà veronesi a forza di bùùù e fischi all’indirizzo di Mario Balotelli (foto Sos Fata) – avversario giocatore del Brescia – lo hanno indispettito a tal punto da fargli fermare il gioco e scagliare la palla in gradinata all’indirizzo degli stessi pseudo tifosi.

Non è la prima volta, con giocatori diversi ma tutti di pelle nera, che frange estremiste di tifosi riservino simili trattamenti a chi sta in campo. E ogni volta che succede c’interroghiamo, inorridiamo, accusiamo, difendiamo l’una o l’altra parte a seconda delle singole posizioni. Gli italiani sono razzisti? Credo proprio di sì. Per carità, mica tutti, mica tutto un popolo, ma qua e là qualche razzista c’è: fra i nostri politici, fra i nostri tifosi dentro e fuori dallo stadio, fra i tanti datori di lavoro… Nasconderlo sarebbe l’ennesima ipocrisia.

Siamo stati razzisti a suo tempo con i meridionali immigrati nelle città del nord Italia, dove non gli affittavamo gli alloggi solo perché erano meridionali. Lo siamo oggi con i neri che giocano a calcio nelle squadre avversarie. Ma pure con i lavoratori di colore che raccolgono i pomidoro e le arance nelle campagne del sud a due euro l’ora, dormendo in capanne di latta senza un gabinetto. Non lo fossimo, queste realtà non esisterebbero.

Tornando a Balotelli, che comunque ci mette del suo per indispettire i tifosi avversari – non ultimo un talentaccio da far invidia non sempre ben gestito – il vero problema non è lui o quelli come lui. Il vero problema è che si consenta a uno come Luca Castellini, capo della tifoseria dell’Hellas Verona, di affermare che Balotelli non è italiano e siccome ha la pelle nera lo si può attaccare. Mentre i suoi accoliti entrano allo stadio (lui non può perché colpito da Daspo), ed espongono liberamente striscioni con gli emblemi di Forza Nuova e con le svastiche naziste, cantando cori che inneggiano alla discriminazione razziale.

Questi non sono tifosi. Questi sono facinorosi che portano la violenza estrema ed ideologica dentro gli stadi. La loro è apologia di reato e andrebbe punita. Ognuno è libero di pensarla come gli pare, ma dentro ad uno stadio ci vai per tifare, al massimo per sfottere, non certo per fare politica od offendere un avversario di colore che, tra l’altro, in quel momento non può difendersi e al massimo ti può tirare addosso un pallone: l’unica arma a sua disposizione contro l’idiozia.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio i moscioli dell’aria di Portonovo

Quando il marketing spinge al superfluo


Portonovo (AN), 3 dicembre 2019 – Questa volta lo spunto di riflessione arriva da Il Resto del Carlino di oggi che, sulla pagina di Ancona, pubblica un articolo dal titolo bizzarro a firma Ilaria Traditi: “Portonovo, ora è in vendita anche l’aria”.

In sostanza, alcuni anni fa Paolo Bonetti (nella foto di Bobo Antic, per gentile concessione de Il Resto del Carlino), imprenditore della Baia con il bernoccolo del marketing, s’è inventato l’idea di mettere in lattina l’aria salubre di Portonovo, per offrirla poi ai turisti al costo di 3 euro. Un’idea che, visto il successo di vendite, sembrerebbe vincente e lucrosa dal momento che il barattolo di latta pieno di niente da souvenir estivo è diventato anche fortunata strenna natalizia.

Come spiega Ilaria Traditi, il business è ben consolidato: “dall’aria delle Dolomiti venduta in bottigliette da 5 euro, a quella delle Montagne Rocciose che spopola tra i cinesi venduta dalla società canadese Vitality Air fino a quella delle incontaminate campagne inglesi che va forte in Corea”. E, aggiungo io, l’acqua isotonica benefica e tonificante per gli occhi del mare delle Cinque Terre in Liguria venduta in bottigliette.

Ora, tenuto conto che nel marketing ogni idea finalizzata a promuovere un territorio può essere geniale quando funziona – e quella di Paolo Bonetti lo è – mi domando perché la gente sia disposta a spendere denaro – anche 10 euro – per acquistare il nulla. Perché l’aria di Portonovo, delle Dolomiti o delle Montagne Rocciose è francamente il nulla. Quando vai in quei posti, puoi mettertela da solo all’interno di un barattolo e, se il barattolo già ce l’hai, lo puoi fare a costo zero!

La società dei consumi di cui facciamo parte tutti, e le leggi di questo sistema che regolano la promozione degli articoli e dei prodotti immessi sul mercato – che in un modo o nell’atro devono comunque essere venduti – hanno profondamente modificato la capacità di valutazione del singolo. Così tanto, da arrivare a farti acquistare il superfluo convincendoti che ne valga la pena. Di questo assunto sono pieni i nostri carrelli della spesa.

Per quanto mi riguarda, se vado a Portonovo preferisco portarmi a casa un succoso piatto di moscioli: ti basta aggiungerci un po’ di limone e prezzemolo per farti ricordare per sempre di quella bellissima Baia. Dell’aria in lattina, una volta aperta, non ti resta che una lattina piuttosto indigesta. Nessun profumo, nessun gusto, nessun senso d’aver assaporato il paradiso.

 


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