Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Asta record per ‘Covoni’ di Monet

È un nuovo record per l’artista impressionista pagato quanto Cristiano Ronaldo

15 maggio 2019 – L’insondabile, a volte, mondo dell’arte – nella fattispecie della pittura impressionista – continua imperterrito a regalarci notizie sensazionali che non sempre hanno attinenza con la realtà. Nel senso che quasi sempre producono reazioni stupite e incredule da parte dei non addetti ai lavori.

Un dipinto di Claude Monet raffigurante i celebri ‘Covoni’, uno dei venticinque realizzati dal pittore francese con i “mucchi di fieno” come soggetto (vedi foto), è stato battuto all’asta da Sotheby’s a New York per 110,7 milioni di dollari. Un nuovo record per l’artista impressionista.

In euro fanno circa 98,7 milioni. Una bella sommetta non c’è che dire. Più o meno lo stesso importo pagato dalla Juventus al Real Madrid per assicurarsi le prestazioni in bianconero del calciatore fuoriclasse Cristiano Rolando. E su questo, qualcuno potrebbe ribadire: “già, ma un quadro mica fa i gol!

In effetti, è vero. Un quadro non fa i gol, fa molto, ma molto di più. Non sono né un critico d’arte né uno specialista del calcio internazionale né, tantomeno, un esperto d’investimenti al borsino delle opere artistiche, sia che siano prodotte dalle mani di un pittore illuminato e geniale sia dai piedi di un calciatore altrettanto illuminato e tenace baciato dal talento. Ma ci vuol poco per capire perché un quadro fa molto più di un calciatore.

Fra cinquant’anni (ma anche meno), quei Covoni di Monet verranno nuovamente battuti all’asta da Sotheby’s e, con tutta probabilità, spunteranno un prezzo decisamente superiore ai 98,7 milioni di euro. Nello stesso periodo le foto di Cristiano Ronaldo, vendute a qualche nostalgico tifoso o a un collezionista da un bancarellaro di un qualsiasi mercatino delle pulci, spunteranno si e no 10 euro.

Morale. Nella vita conta quel che fai e come lo fai ma, soprattutto, conta quel che lasci a livello materiale. Al di là degli affetti personali e degli arricchimenti del momento, Monet ha lasciato un’opera materiale ed imperitura del suo genio artistico che continuerà a valorizzarsi nel tempo. CR7 lascerà i filmati dei suoi gol e un bellissimo ricordo di sé. Ma si sa, i ricordi, come i sogni, non costano e non rendono nulla. Non c’è mercato per loro.


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di Paolo Fileni

Europee 2019: al voto! al voto! 2

Tra ieri, oggi, domani e domenica al voto in 400 milioni


24 maggio 2019 – Per il nono rinnovo del Parlamento dell’Unione europea sono chiamati alle urne 400 milioni di elettori. Ieri hanno iniziato a votare nel Regno Unito e nei Paesi Bassi; oggi toccherà all’Irlanda, sabato 25 maggio alla Lettonia, Repubblica Ceca, Malta e Slovacchia. Infine, domenica 26, tutti gli altri Paesi dell’Unione Italia compresa.

Domenica pomeriggio, alle 18, 19 e 20, con i seggi ancora aperti in molti Paesi, l’Europarlamento diffonderà le prime stime. Ma bisognerà attendere le 20.15 per avere il primo dato aggregato su 12 Paesi, e le 21.15 per i restanti 16 Paesi. A chiusura dei seggi, dopo le 23, arriveranno le prime proiezioni sulla consistenza e la composizione dei gruppi parlamentari.

Brexit Regno Unito – Ora che la data limite per l’uscita dall’Eu del Regno Unito è stata fissata al 31 ottobre, il paradosso è che Londra manderà a Strasburgo 73 eurodeputati che, se l’accordo del ritiro venisse approvato entro il 30 giugno, non si insedierebbero neppure dal momento che il nuovo Parlamento s’insedia il 2 luglio. Se ciò dovesse avvenire, dei 73 seggi 46 verranno congelati e 27 redistribuiti fra i 14 Paesi che ne hanno diritto. All’Italia ne andrebbero 3.

In Francia il voto europeo viene considerato un vero e proprio referendum su Macron. Il presidente è in calo nei sondaggi per via degli scandali di Palazzo, dimissioni di ministri e proteste dei gilet gialli. Lo spauracchio dell’astensionismo è forte: secondo i sondaggi 3 giovani su 4 non si presenteranno alle urne.

La Germania è il Paese che esprime più eurodeputati: 93. I sondaggi dicono che la Cdu-Csu della cancelliera Merkel viaggia su un solido 30%, l’ultradestra dell’Afd è ferma al 13% così come liberali e sinistra. A stravolgere tutto potrebbero essere i Verdi, secondo partito al 20%. Con l’Spd che rischia d’incassare il peggior risultato degli ultimi decenni. Se così avverrà, sarebbe la fine per la Grosse Koalition messa in piedi dalla Merkel.

In Spagna, con il socialista Sànchez da un mese vittorioso delle Politiche ma non ancora in grado di formare un Governo, i sondaggi vedono in calo il Pse e i popolari, mentre sono in crescita la sinistra di Podemos e il centrodestra di Ciudadanos. Vera incognita l’ultradestra sovranista di Vox, per la prima volta alle elezioni europee.

Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia – il Quartetto di Visegrad – sono considerate illiberali ed euroscettiche, portatrici dell’ondata populista. Mine vaganti ma solide nei loro princìpi di difesa della sovranità e del territorio. Resta da vedere come reagiranno i loro elettori nelle urne.

Della situazione dell’Italia ne ho parlato nel precedente editoriale. Comunque andrà, il 27 maggio nulla sarà più come prima. A meno che l’attaccamento alla poltrona dei gialloverdi non sarà più forte delle loro innegabili differenze. Prevedo un carico di superlavoro per il Presidente del Consiglio Conte un superSarto che, se vorrà durare, dovrà ricucire molti superstrappi.


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