Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

A proposito di morti per il morbillo…

+300% i casi di morbillo nel mondo nei primi tre mesi dell’anno

26 aprile 2019 – Aumentano i casi di morbillo nel mondo. Nei primi tre mesi dell’anno sono stati segnalati più di 110 mila casi, il 300% in più rispetto allo stesso periodo del 2018. A riferirlo è l’Unicef che rivela anche che nel 2017 sono morte per il morbillo 110 mila persone, per lo più bambini, pari al 22% in più rispetto al 2016.

Tra il 2010 e il 2017, 169 milioni di piccoli non hanno ricevuto la prima dose di vaccino.

Nella classifica dei Paesi ricchi che registrano più casi di bambini non vaccinati l’Italia è al quinto posto, con 435 mila bimbi non vaccinati. Al primo posto ci sono gli Stati Uniti d’America, seguiti da Francia e Regno Unito.

Questo, in sintesi, il risultato della mancata vaccinazione contro il morbillo nei confronti dei bambini del mondo. Una decisione, messa in atto dai genitori dei piccoli, che da vari anni si è andata diffondendo nel nostro pianeta. Una decisione che in molti casi scaturisce dalla convinzione, scientificamente non provata, che il vaccino contro il morbillo possa produrre patologie serie nei piccoli assuntori.

Come abbiamo visto, e come le statistiche provano inequivocabilmente, di morbillo si muore. E i rischi corsi da chi non è vaccinato sono nettamente superiori a quelli corsi dai vaccinati. ‘I vaccini consentono di prevenire migliaia di casi di malattia e di conseguenza anche le complicanze e le morti a essa legate. La frequenza di reazioni avverse al vaccino è sempre molto più bassa della frequenza delle complicanze della malattia che insorge in individui non vaccinati. I pericoli delle malattie sono sempre nettamente superiori ai rischi associati ai vaccini. Pertanto, la scelta di non vaccinare i propri figli non è una scelta priva di rischi, è la scelta di accettare un diverso tipo di rischio’, come affermato da Antonietta Filia e Maria Cristina Rota del Dipartimento Malattie infettive dell’Iss.

E in ogni caso va considerato un dato: la percentuale di casi di ammalati di morbillo nel mondo, se si smette di vaccinarsi, aumenterà in modo esponenziale. E su questo, i genitori dei bimbi che rifiutano il vaccino dovrebbero fare una seria riflessione. Casi particolari a parte, ovviamente.


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di Paolo Fileni

Femminicidio e violenza di genere

104 le vittime in Italia nel 2022. Quattro nelle Marche


Camerano, 2 dicembre 2022 – “Il Rapporto annuale sulla violenza di genere rappresenta uno strumento necessario dal quale partire per affrontare un fenomeno sempre più complesso. I numeri sono il primo strumento per comprendere la portata di un fenomeno che, purtroppo, non accenna a rallentare”. Lo ha detto il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli sottolineando la valenza del Report annuale sulla violenza di genere nelle Marche per il 2021

Sono 104 le vittime in Italia nel 2022. Numeri spaventosi di vite spezzate, che coinvolgono anche il presente e il futuro di centinaia di minori. In due anni, si contano infatti 169 orfani per femminicidio, un terzo dei quali rimasto orfano anche del padre“, ha evidenziato Acquaroli.

(foto: Ikon Images / AGF – Copyright: Gary Waters)

Un fenomeno, quello della violenza di genere, che non accenna a rallentare e che si manifesta sotto moltissime forme, di cui l’omicidio resta la più ingiustificabile e orrenda punta dell’iceberg: violenza fisica, violenza psicologica, violenza sessuale, violenza economica, molestie e stalking, revenge porn, fino ad arrivare alle violenze legate a tratta e sfruttamento, stupro di guerra, mutilazioni.

Nel 2021, nelle Marche, si sono rivolte ai Centri Anti-Violenza 663 utenti (il 91% delle quali risulta essere un nuovo accesso). Ben 180 in più dell’anno precedente. Nel 2020 erano 483. Nel 2019 erano 471. Sono quattro le vittime che nelle Marche hanno perso efferatamente la vita nel corso del 2022.

Al di là dei numeri, comunque e sempre inaccettabili, che registrano un malessere in certi maschietti fatto di mancanza di rispetto, incapacità nell’accettare i ruoli, limiti culturali profondi e, in qualche caso, addirittura disprezzo per l’altro, sul fronte dei femminicidi resta ancora parecchia strada da percorrere: da parte delle istituzioni, delle forze dell’ordine, delle associazioni di categoria, della scuola.

Non è semplice, e non è detto che si arrivi davvero ad eliminare il problema. Troppo diffuso il fenomeno, troppo complicati certi rapporti interpersonali, troppo poche le forze dell’ordine messe in campo per affrontarlo. Questo però non significa che non si debba fare di tutto e di più per limitarlo quanto più possibile.

Ai maschietti, a certi maschietti, dico che se ne devono fare una ragione: una donna, la tua donna, non è una tua proprietà. Non puoi essere tu a scegliere – a pretendere – quel che deve fare, quello che può dire, come si deve vestire, chi frequentare, come vivere. Ma, peggio ancora, non puoi pretendere – pena l’eliminazione – che debba amare sempre e solo te. Tu maschietto, devi sapertelo guadagnare il rispetto e l’amore di una donna (vale per entrambi), e c’è un solo modo a tua disposizione per non riuscirci mai e fallire: dare per scontato che tu sei Dio. Mentre, in realtà, sei solo un piccolo uomo incapace di relazionarti con le sconfitte che la vita ti pone di fronte continuamente.

Chiudo con le parole pronunciate a Fano il 25 novembre scorso da Ignazio La Russa, attuale presidente del Senato: “Per arginare questo fenomeno serve un atto culturale. La società veramente pretende che il rispetto di una donna non abbia eccezioni. Un reato commesso nei confronti di una donna, perché ella è una donna, è un abominio nel senso vero del termine. Non bisogna offrire alibi, non bisogna mai offrire vie di fuga. Quando si uccide una donna, bisogna dire è stata uccisa senza ragione una donna, cominciamo a dire questo e avremo fatto un passo avanti”.

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