Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

2020 – Basta piangersi addosso!

L’auspicio per il nuovo anno in due parole: visione e coesione

Camerano, 31 dicembre 2019 – Tempo di bilanci e nuovi propositi: fra poche ore ci lascia per sempre uno stanco ed emaciato 2019 per lasciare il posto ad un virgulto 2020 pieno di energia e già carico di troppe aspettative.

Una liturgia che gli esseri umani ripetono da millenni, sempre uguale, sempre invariata, accompagnata dalle tante sofferenze patite nell’anno vecchio che se ne sta andando e dai nuovi auspici, spesso scaramantici, affidati a quello nuovo che sta arrivando. Viviamo di sogni e di speranze – forse il vero motore dell’umanità – pronti a piangerci addosso e a recriminare contro il fato quando le cose non vanno come vorremmo e la dea bendata si dimentica di noi.

Dimentichi, troppo spesso, che è il singolo individuo il fautore del proprio destino. Incapace lui, di ammettere con se stesso che se le cose non vanno come dovrebbero le responsabilità gli albergano dentro. Non è facile decidere di sé, della propria vita e degli indirizzi cui incanalarla, si rischia di sbagliare, o di affidarsi al volere di chi è più potente. Di fronte ai bivi, tanti si lasciano andare alla corrente, permettendo a qualcuno o a qualcos’altro d’incidere e scegliere al loro posto. Per poi lamentarsi e piangere lacrime amare maledicendo un destino amaro.

Sono stufo di queste lacrime di coccodrillo. Stufo del piangersi addosso senza muovere un dito per provare a cambiare lo status quo. Stufo di una comunità bravissima a lamentarsi ma incapace a fare squadra per perseguire un obiettivo comune: il benessere di tutti. Troppo impegnati al personale arricchimento e benessere da fregarsene di quello degli altri. Ignorando che una Nazione può prosperare solo se ha una visione totale sulle cose e con la partecipazione e il coinvolgimento di ogni singolo. L’arricchimento dei pochi non porta da nessuna parte.

L’auspicio è che nel nascente 2020 gli italiani si sentano davvero italiani. Un popolo unito che non si pianga più addosso, ma che provi collegialmente a far avanzare tutte e venti le regioni, da nord a sud. Un popolo coeso e meno esterofilo che pensi al bene e al futuro dell’intera nazione; che acquisti prodotti e merci italiane, che valorizzi le aziende italiane, che promuova al meglio le infinite bellezze italiane, che sappia riconoscersi all’interno di ideali comuni. Un popolo finalmente unito, insomma. Poi, poco importa quale sia l’appartenenza politica del singolo, il suo status sociale, il colore della pelle.

Buon 2020 a tutti i nostri lettori, con due parole chiave: visione e coesione. Visione verso un futuro migliore che coinvolga tutti gli italiani e coesione profonda d’ideali e d’intenti. E se qualcuno non ci sta, che vada ad arricchirsi o a piangere per conto proprio dove diavolo vuole. Ma non dica d’essere italiano!


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Femminicidio e violenza di genere

104 le vittime in Italia nel 2022. Quattro nelle Marche


Camerano, 2 dicembre 2022 – “Il Rapporto annuale sulla violenza di genere rappresenta uno strumento necessario dal quale partire per affrontare un fenomeno sempre più complesso. I numeri sono il primo strumento per comprendere la portata di un fenomeno che, purtroppo, non accenna a rallentare”. Lo ha detto il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli sottolineando la valenza del Report annuale sulla violenza di genere nelle Marche per il 2021

Sono 104 le vittime in Italia nel 2022. Numeri spaventosi di vite spezzate, che coinvolgono anche il presente e il futuro di centinaia di minori. In due anni, si contano infatti 169 orfani per femminicidio, un terzo dei quali rimasto orfano anche del padre“, ha evidenziato Acquaroli.

(foto: Ikon Images / AGF – Copyright: Gary Waters)

Un fenomeno, quello della violenza di genere, che non accenna a rallentare e che si manifesta sotto moltissime forme, di cui l’omicidio resta la più ingiustificabile e orrenda punta dell’iceberg: violenza fisica, violenza psicologica, violenza sessuale, violenza economica, molestie e stalking, revenge porn, fino ad arrivare alle violenze legate a tratta e sfruttamento, stupro di guerra, mutilazioni.

Nel 2021, nelle Marche, si sono rivolte ai Centri Anti-Violenza 663 utenti (il 91% delle quali risulta essere un nuovo accesso). Ben 180 in più dell’anno precedente. Nel 2020 erano 483. Nel 2019 erano 471. Sono quattro le vittime che nelle Marche hanno perso efferatamente la vita nel corso del 2022.

Al di là dei numeri, comunque e sempre inaccettabili, che registrano un malessere in certi maschietti fatto di mancanza di rispetto, incapacità nell’accettare i ruoli, limiti culturali profondi e, in qualche caso, addirittura disprezzo per l’altro, sul fronte dei femminicidi resta ancora parecchia strada da percorrere: da parte delle istituzioni, delle forze dell’ordine, delle associazioni di categoria, della scuola.

Non è semplice, e non è detto che si arrivi davvero ad eliminare il problema. Troppo diffuso il fenomeno, troppo complicati certi rapporti interpersonali, troppo poche le forze dell’ordine messe in campo per affrontarlo. Questo però non significa che non si debba fare di tutto e di più per limitarlo quanto più possibile.

Ai maschietti, a certi maschietti, dico che se ne devono fare una ragione: una donna, la tua donna, non è una tua proprietà. Non puoi essere tu a scegliere – a pretendere – quel che deve fare, quello che può dire, come si deve vestire, chi frequentare, come vivere. Ma, peggio ancora, non puoi pretendere – pena l’eliminazione – che debba amare sempre e solo te. Tu maschietto, devi sapertelo guadagnare il rispetto e l’amore di una donna (vale per entrambi), e c’è un solo modo a tua disposizione per non riuscirci mai e fallire: dare per scontato che tu sei Dio. Mentre, in realtà, sei solo un piccolo uomo incapace di relazionarti con le sconfitte che la vita ti pone di fronte continuamente.

Chiudo con le parole pronunciate a Fano il 25 novembre scorso da Ignazio La Russa, attuale presidente del Senato: “Per arginare questo fenomeno serve un atto culturale. La società veramente pretende che il rispetto di una donna non abbia eccezioni. Un reato commesso nei confronti di una donna, perché ella è una donna, è un abominio nel senso vero del termine. Non bisogna offrire alibi, non bisogna mai offrire vie di fuga. Quando si uccide una donna, bisogna dire è stata uccisa senza ragione una donna, cominciamo a dire questo e avremo fatto un passo avanti”.

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