“Romanticismo” alla Nuova Fenice nel ricordo di Alessandro Candelari

Una borsa di studio voluta dalla famiglia del giovane osimano scomparso prematuramente

Osimo – Non è solo per i contenuti musicali e per il titolo “Romanticismo” che la serata di domenica 11 marzo alle ore 17.30 al Teatro La Nuova Fenice di Osimo, può considerarsi come il concerto del cuore.

Organizzata dall’Accademia d’Arte Lirica in collaborazione con l’Avis, la manifestazione è dedicata al ricordo di Alessandro Candelari, il giovane osimano che troppo presto e troppo crudelmente è stato rapito alla vita da un incidente stradale.

Osimo – La locandina del concerto

Alessandro amava la musica e la famiglia ha voluto che il suo ricordo fosse associato a una giovane promessa della lirica, scelta tra gli allievi dell’Accademia. È toccato a Tisana Giorgadze, 23 anni, georgiana, al secondo anno di studi all’Accademia, con un curriculum che include, oltre ai concerti con l’istituzione osimana, il ruolo di Suor Genovieffa in Suor Angelica al Teatro La Nuova Fenice e quello di Lauretta in Gianni Schicchi, all’Opera Campus di Roma.

La borsa di studio le verrà consegnata durante il concerto, dove Tisana canterà l’aria di Gulnara ne Il Corsaro di Verdi. Accanto a lei saranno impegnati una dozzina di solisti dell’Accademia, provenienti da diversi paesi.

Il resto del programma include brani dalle opere dei grandi compositori del romanticismo italiano e francese: Bellini, Donizetti, Verdi, Delibes e Offenbach, con alcune delle scene d’opera più avvincenti del primo Ottocento: il duetto tra Romeo e Tebaldo da I Capuleti e i Montecchi di Bellini, lo scontro tra regine – Maria di Scozia ed Elisabetta d’Inghilterra – dalla Maria Stuarda di Donizetti, la cavata di Elvira da Ernani di Verdi. Concertatore al pianoforte sarà Alessandro Benigni.

Per info:  Biglietteria  Teatro la Nuova Fenice – Tel. 071 7231797

Domenica 11 marzo dalle ore 15,00 fino a inizio spettacolo

Posti numerati – ingresso unico € 8,00

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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