Prima mondiale di Vulcan’s Ayre di Alan Holley con Gianmario Strappati

In diretta streaming dal palcoscenico dell’International Albanian Brass Festival. Traduzione in inglese dell'articolo

Tirana, Albania, 22 novembre 2020 – Il prestigioso palcoscenico dell’International Albanian Brass Festival, che ha proposto negli anni musicisti di fama mondiale ha aperto oggi l’edizione 2020 con la Première in diretta streaming dell’opera Vulcan’s Ayre per tuba sola scritta dal famoso compositore australiano Alan Holley ed eseguita dal solista Gianmario Strappati.

La composizione dedicata e scritta per il concertista  italiano, tenta di dipingere nel suono l’energia e la gloria di Vulcano, il dio romano del fuoco cercando a volte di far creare al musicista suoni che brontolano per poi esplodere verso l’alto. Il Maestro australiano, direttore della casa discografica Hammerings Records ha scritto:

«Sono molto fortunato ad avere come interprete Gianmario Strappati, un musicista che respira la vita, anzi, che sputa fuoco meraviglioso, nel mio assolo di tuba Vulcan’s Ayre. Sapevo che era un virtuoso della tuba dopo averlo ascoltato su Youtube, ma la sua performance è più di una tecnica eccezionale poiché apporta un suono dolce, un suono mieloso alla musica e la suona perfettamente. Adoro il modo in cui suona tutte le articolazioni come voglio e apporta ancora di più alla musica di quanto non abbia inserito nella partitura».

Gianmario Strappati ha voluto ringraziare il Direttore Artistico e il Presidente dell’International Albanian Brass Festival per aver presentato questa performance in occasione  dell’importante concerto d’apertura della quinta edizione.

Il solista anconetano, prossimamente impegnato con concerti  in streaming in America Latina, Asia e Europa, proporrà tra gli altri nel suo programma, la composizione Vulcan’s Ayre  del Maestro Alan Holley.

Gianmario Strappati, inoltre, è Ambasciatore di Missioni Don Bosco per la musica nel mondo.

(English translation by Silvana Contini)

World première of Vulcan’s Ayre by Alan Holley with Gianmario Strappati

Live streaming from the stage of the International Albanian Brass Festival

Tirana, Albania, November 22, 2020 – The prestigious stage of the International Albanian Brass Festival, which has proposed world-famous musicians over the years, opened today the 2020 edition with the live streaming Première of the opera Vulcan’s Ayre for tuba solo, written by the famous Australian composer Alan Holley and performed by the soloist Gianmario Strappati.

The composition, dedicated and written for the Italian concert artist, attempts to paint in sound the energy and glory of Vulcan, the Roman God of fire, sometimes trying to make the musician create sounds that grumble and then explode upwards. The Australian Maestro, director of the Hammerings Records, wrote:

«I am very lucky to have Gianmario Strappati as an interpreter in my tuba solo Vulcan’s Ayre. He is a musician who breathes life, indeed, who spits out wonderful fire. I knew he was a virtuoso of the tuba after listening to him on YouTube, but his performance is more than a great technique, as he brings a sweet, honeyed sound to the music, playing it perfectly. I love the way he plays all the articulations as I wish. He brings to the music even more than I have included in the score».

Gianmario Strappati wished to thank the Artistic Director and the President of the International Albanian Brass Festival for having presented this performance on the occasion of the important opening concert of the fifth edition.

The soloist from Ancona, who will soon be active with streaming concerts in Latin America, Asia and Europe, will offer in his program, amongst others, the composition Vulcan’s Ayre by Maestro Alan Holley.

Gianmario Strappati is also Ambassador of Don Bosco Missions for Music in the World.

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

So this is Xmas (unfortunately…) caro John

Quest’anno, nonostante le tradizioni, sarà un Natale diverso


2 dicembre 2020So this is Xmas/ And what have you done/Another year over/And a new one just begun… (Così questo è il Natale/E cosa hai fatto?/Un altro anno è passato/Ed uno nuovo è appena iniziato…)

Da anni ormai, puntualmente ogni anno, all’avvicinarsi del Natale e delle sue, almeno per me, infingarde e melanconiche atmosfere che l’accompagna, questa celeberrima canzone di John Lennon torna a ronzare insistente nella testa. Quasi un j’accuse verso consapevolezze regolarmente ignorate (Così questo è il Natale..); verso quel senso di colpa che saltella qua e là fra le note, che ti porta a pensare: “cavolo, certo che potevo fare di più!” (E cosa hai fatto?)

Non esiste nulla al mondo che possa in qualche modo avvicinarsi al Natale. Pasqua, Capodanno, Ferragosto… non c’è confronto. Neppure la parvenza d’una improbabile competizione. Natale è Natale, punto! Sarà il presepe e l’albero addobbato, saranno le luminarie, sarà quell’odore persistente di neve che respiri nell’aria anche quando la neve non c’è, sarà la messa di mezzanotte anche se a messa poi non ci vai, o il cenone in famiglia, i pacchi regalo che fanno luccicare gli occhi dei bimbi, o il mercante in fiera e la tombola con amici e parenti, il panettone e i mandarini… ognuno si prenda il ricordo, il sapore, l’atmosfera che vuole, tanto è gratis.

So this is Xmas (war is over)… ronza Lennon nella testa. Chissà se anche lui a Natale mangiava panettone e mandarini… se non l’ha fatto s’è perso parecchio. Però, caro John, quest’anno non è vero che la guerra è finita. Non è finita quella che intendevi tu e, per giunta, ne è arrivata un’altra così micidiale, infingarda, restrittiva a livello mondiale che neppure ti potevi lontanamente immaginare.

È una guerraccia, John, perché il nemico è invisibile e non puoi sparare a qualcosa se non lo vedi. E siccome è invisibile c’è gente che neppure ci crede d’essere in guerra, d’avere un nemico. Anche se le cataste dei morti sono altissime un po’ dappertutto: in America come in Giappone. Indistintamente dal colore della pelle, John, altro che i fratelli rossi, gialli, bianchi e neri che tu auspicavi in pace. Oggi, quei fratelli sono accomunati da un identico destino cinico e baro.

Quest’anno, lasciamelo dire, per la prima volta nella vita il Natale sarà un’altra cosa per quanto il mondo si sforzi per far sì che sia ancora quello di sempre. Quest’anno sarà diverso, costretto, dismesso, limitato. Costellato da una punta d’angoscia, quella brutta brutta però, che ti fa sentire impotente e piccolo piccolo, senza armi, piani o strumenti necessari a gestire il futuro.

Così questo è il Natale/E cosa hai fatto? Ti rispondo, John: ho vissuto. Semplicemente. E come me, miliardi di esseri umani. Ma quest’anno sarà un Natale diverso… War is over, if you want it/War is over now/Happy Xmas. Lo vorrei con tutto me stesso, John, non sai quanto; ma non è vero che la guerra è finita. Felice Natale anche a te. Quest’anno, per me, lo sarà un po’ meno.

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