Musicultura 2018: annunciati i 16 finalisti del concorso

Il 21 aprile a Recanati in programma il concerto in anteprima nazionale con Radio1 Rai ed Antonella Ruggiero

Recanati (MC) – A meno di un mese dalla chiusura del sipario sulle Audizioni live, la commissione d’ascolto di Musicultura rende noti i nomi dei finalisti del concorso: Anonima Noire, Marco Greco, Alessandro Mancuso, Fabiana Martone, Giulia Mei, Alberto Nemo, Numa, Organico Ridotto, Daniela Pes, Pollio, Francesco Rainero, Rakele, Donato Santoianni, Sarah Stride, Davide Zilli, ZoniDuo.

Non sono pochi i numeri che caratterizzano la XXIX edizione del Festival della Canzone Popolare e d’Autore per questo 2018: alla chiusura del bando di concorso, lo scorso autunno, erano 811 gli artisti che avevano inviato le loro canzoni a Musicultura; le sessanta proposte ritenute più interessanti sono state convocate a Macerata per sostenere un’audizione dal vivo, mentre tutte quelle escluse hanno ricevuto un’articolata risposta scritta.

Recanati – Il logo di Musicultura

Proprio al termine della lunga sessione di audizioni live, durata un mese intero, è stata designata la rosa dei sedici finalisti di Musicultura 2018.

Nel tragitto che separa dalle serate estive dello Sferisterio, Musicultura sarà accompagnata da Radio 1 Rai, media partner che da quasi vent’anni ormai garantisce uno spazio di crescita ed una vetrina trasparente a tanti nuovi talenti, ascoltati e scoperti dal concorso.

Antonella Ruggiero

Ad aprire le porte di questa finale ai sedici artisti ancora in corsa, attesi in concerto il prossimo 21 aprile al Teatro Persiani di Recanati, saranno proprio Rai Radio 1 – con John Vignola in veste di conduttore della serata – ed un’ospite d’eccezione: Antonella Ruggiero. L’artista genovese – fino al 1989 voce dei Matia Bazar con i quali vinse il Festival di Sanremo 1978 – proporrà al pubblico di Musicultura una personale antologia musicale, che racconterà di sé e della sua ricerca musicale.

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(Il vincitore di Musicultura 2017, Mirkoeilcane con “Per Fortuna”)

I sedici finalisti sono tutti autori oltre che interpreti dei brani che portano in concorso: questa è la cifra che, fra tutte le rassegne, contraddistingue Musicultura, da sempre alla ricerca dell’autenticità artistica che non si esaurisca nella pura fruizione commerciale, e delle proposte artistiche capaci di preservare il connubio tra vita e arte, esperienza e racconto, parola e musica.
Le canzoni dei sedici finalisti diventeranno presto parte del consueto CD Compilation di Musicultura e passeranno già dal 23 di aprile in mano alla programmazione radiofonica di Radio 1 Rai con una cadenza quotidiana nel palinsesto della rete.

La successiva fase del concorso porterà alla selezione degli 8 vincitori che accederanno alle serate conclusive di Musicultura 2018 nel prossimo mese di giugno. Gli 8 vincitori saranno scelti dal pubblico dei social e soprattutto dal Comitato Artistico di Garanzia di Musicultura, formato da: Enzo Avitabile, Claudio Baglioni, Paolo Benvegnù, Brunori Sas, Luca Carboni, Alessandro Carrera, Ennio Cavalli, Carmen Consoli, Simone Cristicchi, Gaetano Curreri, Teresa De Sio, Niccolò Fabi, Giorgia, Alessandro Mannarino, Dacia Maraini, Mariella Nava, Gino Paoli, Ron, Vasco Rossi, Enrico Ruggeri, Paola Turci, Roberto Vecchioni, Antonello Venditti, Giovanni Veronesi, Sandro Veronesi, Federico Zampaglione.

Allo Sferisterio, durante le serate finali, sarà il pubblico ad assegnare il Premio UBI Banca, che assicurerà al vincitore assoluto un assegno del valore di 20.000,00 euro.

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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