David Mazzoni, un netturbino tenore sul palco di Italia’s Got Talent

Ad AnconaAmbiente è nata una stella. L’anconetano, con Granada, ha vinto la quinta puntata del talent targato Sky. Il video dell’esibizione

Ancona, 25 febbraio 2021 – AnconAmbiente si complimenta e tifa per David Mazzoni, tenore anconetano di grande talento e autista del servizio porta a porta dell’azienda, che ieri sera ha vinto la puntata n. 5 di Italia’s Got Talent e si lancia così verso la finalissima del talent targato Sky prevista per mercoledì 24 marzo alle ore 21.30 in diretta su TV8 e SKY Uno.

David Mazzoni durante l’esibizione su Sky Tv

Secondo i giudici (Frank Matano, Mara Maionchi, Federica Pellegrini, Joe Bastianich), David Mazzoni con l’interpretazione di Granada, una celebre canzone in lingua spagnola scritta nel 1932 dal compositore messicano Agustín Lara, si è ben meritato i quattro sì ricevuti al termine dell’esibizione, dimostrandosi il concorrente perfetto per Italia’s Got Talent: una persona comune con un talento fuori dal comune.

«Ho 38 anni e sono un dipendente di AnconAmbiente dal 2007 – ha detto di sé David al termine della sua splendida performancecon la mansione di autista del servizio porta a porta della raccolta rifiuti. La passione per il canto e la musica lirica mi accompagna da molto tempo, spero di aver regalato un bel momento a tutti i miei amici e colleghi che tanto hanno insistito per farmi partecipare al programma».

Hanno tanto insistito i suoi colleghi, Cristiano Caccia e Davide Capra, da accompagnarlo fisicamente fin sul palco della trasmissione. E saranno al suo fianco anche il 24 marzo in occasione della finalissima.

David Mazzoni davanti al suo camion festeggiato dai colleghi

«Da ultimo, ma è forse la cosa più importante – ha sottolineato il netturbino tenore anconetano – il mio personale ringraziamento va a tutta l’azienda e a tutti i colleghi per la disponibilità che hanno dimostrato nell’agevolare la mia partecipazione alla trasmissione».

Azienda, AnconAmbiente, entusiasta per il risultato del suo dipende come esternato dal presidente: «Un’esibizione canora di grande spessore quella di ieri sera fatta da David che ci ha emozionato – ha dichiarato Antonio Gitto Adesso non possiamo che attendere il 24 marzo per vedere se il nostro David riuscirà a vincere l’edizione 2021 del talent show».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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