Russia, Gianmario Strappati trionfa al Festival Tchaikovsky

Per la prima volta nella storia del festival un solista di tuba è salito sul palco del teatro dell’opera di Izhevsk

Castelfidardo – Con uno straordinario concerto tenuto presso il teatro dell’opera di Izhevsk (Russia) si è concluso il sessantunesimo International Tchaikovsky Music Festival. Una serata di grande musica che ha visto la partecipazione del ministro della Cultura della Repubblica di Udmurtia e di altre cariche dello Stato.

Gianmario Strappati e la sua tuba in Russia sul palco dell’International Tchaikovsky Music Festival.

Per la prima volta nella storia del festival si è esibito un solista di tuba incantando ed entusiasmando il numerosissimo pubblico presente: si tratta del musicista Gianmario Strappati.

Un programma affascinante e ricco di emozioni quello proposto dal concertista marchigiano che ha eseguito il grande concerto di Arutiunian per tuba e orchestra e la virtuosistica Czardas di Monti.

Russia – Gianmario Strappati durante il concerto al teatro dell’opera di Izhevsk

Il ministro, i direttori d’orchestra Andrey Gordeev e Vyacheslav Bortnovsky, i professori della grande orchestra di Stato del Festival Tchaikovsky e la stampa russa, hanno riservato a Gianmario Strappati le considerazioni più entusiastiche ed il merito di aver esaltato la tuba come strumento solista in uno dei palcoscenici più importanti al mondo.

Lo stesso Strappati ha poi eseguito nella sala ricevimenti della casa Natale di Tchaikovsky a Votkinsk, la seconda suite di J. S. Bach per tuba sola, in occasione della ricorrenza dei 178 anni dalla nascita del grande compositore russo.

 

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di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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