Castelfidardo – Villa Ferretti in Canto, le emozioni della lirica in uno scrigno d’arte

Sabato 29 luglio nello splendido scenario della Selva, una serata di cultura ed enogastronomia

Castelfidardo –  Una serata d’arte, cultura, musica ed enogastronomia in una location d’eccezione come quella di Villa Ferretti, immersa nel verde della Selva di Castelfidardo: appuntamento sabato 29 luglio alle 21.15, prevendite in corso presso la Pro Loco al costo di 20 € a biglietto (info 071/7822987 – 071/780156 – info@fondazioneferretti.org).

Castelfidardo – Villa Ferretti

La Fondazione Ferretti, l’associazione Italia Nostra Castelfidardo e la Collezione di Villa Ferretti, con la preziosa collaborazione del Comune di Castelfidardo, della Proloco e del gruppo comunale di Protezione civile, presentano “Villa Ferretti in Canto” a cura di Villa in Canto una proposta originale che permetterà di ascoltare le più celebri arie tratte da opere come “La Bohème” e “Carmen”, oltre a canzoni del repertorio classico e napoletano in uno scenario unico.

Questi capolavori della lirica saranno eseguiti da cantanti affermati, alcuni dei quali hanno già calcato palcoscenici quali “La Scala” di Milano e “L’Arena” di Verona. Gli artisti diretti dal maestro Riccardo Serenelli, si esibiranno indossando ricercati costumi di scena ed interagendo con il pubblico rendendo lo spettacolo vivo e appassionante.

Parola d’ordine: “emozione”, minuziosamente ricercata in ogni istante grazie all’abilità interpretativa degli artisti che sono guidati e preparati a varcare i limiti del puro tecnicismo per trasmettere emozioni e riversarle sullo spettatore.

La serata terminerà con la visita al museo d’arte della Villa e con un brindisi offerto dall’azienda vinicola Fioretti-Brera.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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