Loreto – Tomba il pararigori

"Tranquillità, intuito e fortuna"

Loreto – C’era una volta il famoso portiere greco Paraliriguri, anche in Italia possiamo vantare un portiere pararigori, gioca da quattro stagioni nel Loreto e si chiama Alessandro Tomba. È nato ad Osimo, classe ‘87, figlio d’arte.

Alessandro Tomba, portiere del Loreto, si è guadagnato sul campo la nomea di "pararigori"
Alessandro Tomba, portiere del Loreto, si è guadagnato sul campo la nomea di “pararigori”

Il padre, l’attaccante Giorgio Tomba, ha giocato nelle giovanili del Milan, ed ha esordito in prima squadra timbrando l’unica presenza in Coppa Italia nell’incontro Spal – Milan del giugno 1977. Poi, una lunga carriera sui campi della serie C.

Non più tardi di un paio di partite fa, Alessandro ha parato l’ennesimo rigore della stagione, negando la trasformazione a Rossini della Biagio Nazzaro. Contro la capolista Sangiustese ne aveva parati due sui tre concessi dall’arbitro.

Il rigore di Miani parato da Tomba
Il rigore di Miani parato da Tomba

Alessandro, quanti rigori hai parato in questa stagione?

«Quattro in campionato, di cui due alla Sangiustese nella stessa partita, più uno in coppa. In tutto fanno cinque. Ad intuito, direi un bel bottino».

Parata in acrobazia di Alessandro
Parata in acrobazia di Alessandro

Qual è il segreto per parare un rigore?

«Devi cercare di restare tranquillo il più possibile, poi entra in gioco l’intuito e la fortuna».

Un'uscita di Tomba
Un’uscita di Tomba

Il Loreto, grazie anche alle tue parate, ha la migliore difesa – insieme all’Atletico Gallo – del campionato di Eccellenza.

«Si, abbiamo subìto solo 16 gol e siamo imbattuti da più di 437 minuti. Dico imbattuti perché voglio coinvolgere anche i miei compagni della difesa sempre precisi e puntuali. Oltre al resto della squadra, ovviamente, l’allenatore, la società ed i tifosi sempre presenti sia in casa che in trasferta. Se ripenso a quando abbiamo iniziato la preparazione con l’obiettivo della salvezza… Era inimmaginabile, ad oggi, essere ha due punti dai play off; però ci siamo e vogliamo giocarcela a viso aperto con tutti fino alla fine.»


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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