Sirolo – Manifestazione d’interesse per gara d’appalto pulizia bagni pubblici

Finalizzata ad individuare operatori del settore da invitare alla procedura negoziata

Sirolo – Per l’affidamento della pulizia dei bagni pubblici – periodo 1 gennaio 2018/31 dicembre 2020 – il Comune promuove una manifestazione d’interesse rivolta agli operatori del settore che, una volta individuati, verranno invitati successivamente ad una procedura negoziata.

I bagni in questione sono:

VIA SAN LORENZO, PARCO PUBBLICO DELLA REPUBBLICA, VIA GRILLI, SPIAGGIA URBANI E MONTE CONERO.

Oggetto dell’appalto: affidamento del servizio di pulizia, disinfezione e sanificazione, così come definito dall’art. 1 del D.M. n. 274/97, da eseguirsi con personale, materiali (materiali di pulizia, di consumo e di raccolta dei rifiuti) ed attrezzature della ditta appaltatrice.

L’importo complessivo dell’appalto di servizi (compresi oneri di sicurezza non soggetti a ribasso) è pari ad € 32.181,00 (€. 10.727,00 anno) oltre IVA. Modalità di determinazione del corrispettivo: a corpo. Mentre il criterio di aggiudicazione sarà quello del minor prezzo offerto sull’importo soggetto a ribasso mediante offerta di ribasso sul prezzo posto a base di gara, esclusi gli oneri di sicurezza.

L’obiettivo di questa preselezione è finalizzato a creare un elenco di operatori economici qualificati da consultare, nel rispetto dei principi di non discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità, trasparenza, per il conferimento dell’incarico in oggetto.

La manifestazione d’interesse, unitamente alla documentazione indicata, dovrà pervenire, a pena di non ammissione alla successiva procedura negoziata, entro e non oltre il termine perentorio delle ore 12:00 del giorno 28 novembre 2017.

Chi fosse interessato può rivolgersi al Comune di Sirolo – piazza Giovanni da Sirolo n. 1 – 60020 Sirolo( AN) –telefono 071/933.05.72 –f ax071/933.10.36 indirizzo posta elettronica: protocollo@comune.sirolo.an.it indirizzo Pec: comune.sirolo@pec.it

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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