“Perché il Comune non utilizza i percettori del Reddito di cittadinanza?”

Lo chiede in un’interrogazione Caterina Donia, consigliere osimana del Movimento 5 Stelle

Osimo, 5 novembre 2020 – In qualità di Consigliere comunale di minoranza del Movimento 5 Stelle Caterina Donia ha presentato all’Amministrazione di Osimo un’interrogazione in cui chiede al sindaco, Simone Pugnaloni, di attivare e promuovere i Progetti Utili alla Collettività (PUC) ed in particolare i progetti che prevedono l’impiego dei beneficiari del Reddito di cittadinanza.

Osimo – Caterina Donia, consigliere comunale del M5s

«È partita la seconda parte del Reddito di Cittadinanza – si legge tra l’altro nell’ordinanza della Donia – Sulla base del decreto del Ministero del Lavoro del 22 ottobre 2019, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale l’8 gennaio 2020, gli aventi diritto dovranno dare la loro disponibilità per almeno otto ore settimanali per svolgere attività non retribuite in svariati ambiti. Gli impieghi saranno senza oneri per il Comune. Nell’ambito dei Patti per il lavoro e/o per l’inclusione sociale, i percettori del Reddito di Cittadinanza sono tenuti a svolgere Progetti Utili alla Collettività nel Comune di residenza. Oltre a essere un obbligo, i PUC sono anche motivo di inclusione, dignità e crescita per i beneficiari e per la collettività».

Ad oggi, l’Amministrazione Pugnaloni non utilizza i percettori del reddito di cittadinanza per lavori di pubblica utilità e la consigliera Donia auspica che si attivi concretamente per fruire delle opportunità derivanti dall’impiego dei beneficiari del sussidio.

Alla data del 2 novembre scorso, si legge ancora nell’interrogazione, l’Amministrazione non ha formulato alcuna risposta scritta, come richiesto dalla consigliera, né tantomeno ha calendarizzato l’interrogazione all’ordine del giorno del Consiglio comunale.

«Secondo gli ultimi dati Inps – scrive la Donia – nella nostra cittadina risiedono parecchie persone che beneficiano del reddito di cittadinanza e molti di loro potrebbero aiutare il Comune a costo zero nell’erogazione di alcuni servizi per la collettività con particolare attenzione a quelli attinenti all’emergenza Covid-19 . Dopo aver individuato i soggetti abili, il Comune potrebbe impiegarli come steward al mercato per far rispettare le regole di distanziamento sociale o anche per svolgere attività concrete come la semplice manutenzione del verde pubblico, piccoli lavori di imbiancatura di edifici e strutture comunali o anche a supporto dell’attività dei dipendenti comunali».

La consigliera, in chiusura, si augura che: «l’Amministrazione comunale di Osimo colga le opportunità propositive dell’attuazione del PUC perché credo rappresenti un’occasione unica per risparmiare denaro pubblico e migliorare i servizi offerti».

 

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Adriano Olivetti e Brunello Cucinelli ʽpezzi uniciʼ

Fino a che punto il Covid-19 cambierà il mondo?


Camerano, 14 novembre 2020 – Ieri, durante l’ormai consueto appuntamento pomeridiano in video-chat con l’amico Nicola Evoli dal Minnesota (Usa), si è parlato del futuro post Covid delle aziende italiane. Di come sarà inevitabile un cambio di mentalità e di rapporti fra imprenditore e dipendenti; fra imprenditore e mercati, fra le stesse aziende.

Lui, Nicola, a sostenere l’inevitabilità della trasformazione. A ribadire, io, che una volta distrutta la bestia e tornati ad abbracciarci come se nulla fosse stato, non cambierà un bel niente: l’imprenditore continuerà a rincorrere il profitto mettendolo al centro dei propri obiettivi primari, l’operaio continuerà a guardare al suo titolare come al padrone. Gli farà i complimenti di circostanza fino a quando lo stipendio sarà garantito e lo attaccherà e lo denigrerà quando la busta a fine mese non arriverà più.

Sta nell’ordine delle cose da sempre, dal tempo dei Faraoni e dei Romani, dal tempo del latifondo e della rivoluzione industriale, dal tempo della Fiat del capostipite Agnelli fino alla Tod’s dei Della Valle di oggi, della Luxottica di Del Vecchio, della dolciaria Ferrero dell’omonima famiglia. Certo, dai Faraoni alla Ferrero sono passati quattromila anni e più. Dalla frusta e lo sfruttamento indiscriminato iniziale siamo arrivati ai contratti integrativi con benefit aziendali, alle ferie pagate e all’assistenza sanitaria per tutti, ma il padrone è sempre il padrone e l’operaio è sempre l’operaio.

E così sarà per sempre. O almeno, fino a che esisterà l’iniziativa privata e l’economia del profitto. Il Covid-19 è solo una parentesi; un incidente di percorso che va ad aggiungersi inaspettatamente e imprevedibilmente ad altre problematiche aziendali. Attacca gli individui togliendogli l’aria nei polmoni; manda in crisi le economie perché i troppi contagi e le criticità sanitarie obbligano a chiudere le attività, ma questo non inciderà più di tanto sui processi mentali e gestionali di chi fa impresa e di chi deve far quadrare i bilanci, grande o piccola che sia l’attività.

Poi, è vero. Ci sono le eccezioni. Con Nicola si è parlato e parleremo ancora lunedì prossimo di imprenditori illuminati come Adriano Olivetti, fautore dell’idea che il profitto aziendale deve essere reinvestito a beneficio della comunità; o come Brunello Cucinelli, il re miliardario del cachemere con azienda a Solomeo (PG), che persegue “il capitalismo umanistico contemporaneo con forti radici antiche, dove il profitto si consegua senza danno o offesa per alcuno, e parte dello stesso si utilizzi per ogni iniziativa in grado di migliorare concretamente la condizione della vita umana: servizi, scuole, luoghi di culto e recupero dei beni culturali”.

Davvero tutto molto bello, sano e giusto. Ma Adriano Olivetti è morto sessant’anni fa e la sua azienda non c’è più. Brunello Cucinelli invece è sì vivo e vegeto (aggiungo che il fatto sia italiano m’inorgoglisce parecchio), e i suoi miliardi guadagnati onestamente è vero che li sta spendendo per migliorare la condizione della vita umana, dipendenti compresi. Purtroppo, all’orizzonte di Brunello ce ne sono solo due. L’altro che conosco è altrettanto unico e immenso, ma è un vino rosso talmente buono e “carestòso” da essere troppo lontano dalle mie tasche di operaio dell’informazione.

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