Torna a crescere nel 2018 l’occupazione nelle Marche

Dopo tre anni di calo sono 22mila i posti di lavoro in più rispetto al 2017. Ancora da recuperare 15mila occupati

Marche, 13 marzo 2019 – È quanto emerge dai dati forniti dell’ISTAT, pubblicati oggi,  ed elaborati dall’IRES CGIL. Nelle Marche, il numero degli occupati è salito a 638mila unità ovvero 22 mila occupati in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con un aumento pari al 3,6%, in positiva controtendenza rispetto al dato nazionale (+0,8%), e a quello delle altre regioni del Centro Italia (+0,8%). Aumento confermato anche dai dati del IV trimestre, in tendenza con il dato annuale.

L’aumento interessa il lavoro dipendente, in particolare il settore delle costruzioni (+4,8), quello dei servizi (+3,4%), il settore industriale-manifatturiero (+3,3%) e l’agricoltura (+9,1%). Il dato positivo interessa sia la componente maschile (+3,4%) sia quella femminile (+3,8%).

Il lavoro indipendente, invece, continua a diminuire del 2,8% passando dai 156mila occupati del 2017 a 151mila del 2018. Occorre sempre ricordare che l’ISTAT considera occupati tutti coloro che, nella settimana di riferimento, hanno svolto almeno un’ora di lavoro.

Complessivamente, i posti di lavoro perduti dal 2008 ad oggi, ammontano ancora  a 15 mila.

Si evidenzia il fatto che cresce il lavoro precario con 6 mila lavoratori dipendenti a termine in più rispetto al 2017 (+6,9%) ma cresce anche il lavoro stabile con altri  20 mila lavoratori in più (+5,4%). Nello stesso tempo aumenta il part-time del 3,6% passando da 109mila occupati del 2017 a 113 mila del 2018.

Giuseppe Santarelli, segretario Cgil Marche

Secondo Giuseppe Santarelli, segretario Cgil Marche: «questi dati confermano una crescita dell’occupazione,  che arriva in ritardo rispetto al resto d’Italia e alle regioni del Centro ma che ancora non ha recuperato i livelli occupazionali pre-crisi, come avvenuto per altri territori. Si evidenziano, comunque, le debolezze del mercato del lavoro marchigiano che abbiamo più volte denunciato: i lavori a termine e precari stanno lentamente erodendo il lavoro stabile, contribuendo ad accrescere la condizione di disagio di intere generazioni. Il lavoro, anche quando c’è non riesce a rappresentare più una condizione di benessere e un’ uscita dalla condizione di povertà e precarietà».

Sono 56 mila le persone in cerca di lavoro, in calo del 23% rispetto al 2017 e si registra anche  una diminuzione degli inattivi (-10mila) che decidono di tornare a ricercare un lavoro e di coloro, soprattutto giovani, privi di precedenti esperienze lavorative.

La diminuzione dei disoccupati riguarda sia i maschi (-25%) sia le donne (-21,2%) mentre tra gli inattivi la diminuzione interessa sopratutto i maschi (-5%) e meno le donne (-2,4%).

Il tasso di disoccupazione è in calo e si attesta all’ 8,1%,  inferiore a quello nazionale (9,1%) e a quello delle regioni del centro  (10,0%), resta particolarmente alto il dato della disoccupazione femminile che comunque è al 9,7%.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
Pane Burro & Marmellata

 

UNA BOTTIGLIA DI PLASTICA CI UCCIDERÀ!                                                                                                 La natura non può decomporre la nostra imbecillità

19 marzo 2019 – Le buste di plastica per la spesa sono leggerissime,tanto quanto l’indifferenza dei più che ne sottovalutano la pericolosità per l’uomo e l’ambiente. E non solo perché c’è stato qualcuno che ci ha infilato la testa dentro ed è morto asfissiato. O c’è stato qualche animale domestico che ha ingerito una busta di plastica rimanendone soffocato.

Oggi, le buste di plastica sono proibite, ma la gente continua ad usare quelle che aveva in casa e chissà quando spariranno del tutto, considerato che la plastica immessa nell’ambiente impiega mediamente 450 anni per biodegradarsi. E anche dopo tutto questo tempo, non sparisce affatto. Si trasforma in micro particelle che vengono ingerite da animali e pesci, entrando così nella nostra catena alimentare. E in quella dei più grandi cetacei sparsi nei mari di tutto il mondo.

Aveva 40 chili di plastica nello stomaco la balena trovata morta tempo fa su una spiaggia delle Filippine. Lo hanno reso pubblico i ricercatori del D’ Bone Collector Museum. Un museo di storia naturale con sede nella città di Davao nelle Filippine che hanno rinvenuto la carcassa del cetaceo.

«L’animale aveva al suo interno un quantitativo di plastica che mai avevamo visto prima in una balena – hanno informato da quel museo – 16 sacchi di riso nel suo stomaco e un imprecisato numero di sacchetti di plastica per la spesa. Non eravamo preparati ad una simile quantità. Era enorme, e la plastica si stava calcificando».

Le balene ingeriscono sacchi di plastica interi, le orate, le spigole, le sarde ingeriscono le microplastiche, che sono tossiche. Così, quando andiamo al ristorante e ordiniamo un’orata alla griglia, rischiamo d’ingerire anche una certa quantità di microplastiche. Il vantaggio è che non le troveremo sul conto. Sono gratis, inodori e insapori ma altamente letali per il nostro organismo.

Quanto impiega l’ambiente a decomporre ciò che gettiamo?

  • frutta e verdura: 5/6 settimane
  • carta: 2/3 settimane – pagine di un giornale: 5/6 settimane
  • cotone e altri tessuti: circa 2 mesi – una corda: 14 mesi
  • lana: circa 2 anni – abbigliamento in pelle: 50 anni – stivale in gomma: 80 anni
  • legno verniciato: 13 anni – scatole di latta: 50 anni – alluminio: 200 anni
  • bottiglia d’acqua in plastica: 450 anni – busta per la spesa: 20 anni
  • bottiglia di vetro: 1 o 2 milioni di anni: nessuno è vissuto tanto a lungo da poterne misurare la decomposizione.

Per decomporre l’imbecillità umana, invece, impiega molto più di una bottiglia di vetro.

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