Regione Marche – Tre milioni di euro a favore dei giovani disoccupati

Serviranno a finanziare a fondo perduto (fino a 35mila euro pro capite) le nuove imprese i liberi professionisti e gli studi professionali messi in piedi da chi era senza lavoro

Ancona, 16 dicembre 2020 – A pochi mesi dalla salita del centrodestra al governo della Regione Marche, arrivano i primi risultati a firma Forza Italia che sembra essere partita con il piede giusto.

Tra le altre cose, gli azzurri sono riusciti a mettere a segno un bel risultato con l’assessore al Lavoro Stefano Aguzzi  che ha stanziato quasi 3 milioni di euro a favore dei giovani disoccupati. Un intervento che finanzierà le nuove imprese, ivi compresi i liberi professionisti e gli studi professionali, create da disoccupati residenti con un’età minima di 18 anni e fuori delle aree di crisi industriali, per le quali c’è già uno stanziamento a parte.

«Questa è la vera risposta alla crisi occupazionale, al contrario del reddito di cittadinanza che appiattisce i nostri giovani a non cercare lavoro – dichiara Francesco Battistoni, commissario di Forza Italia nelle Marche – La Regione ha messo in circolazione una vera proposta di contributo a fondo perduto per l’avvio della nuova attività. Una vera iniezione di fiducia per i tanti disoccupati marchigiani che potranno ricevere un sostegno per la creazione della loro impresa».

Francesco Battistoni, commissario di Forza Italia nelle Marche

Come funziona il finanziamento

L’agevolazione consiste in un contributo a fondo perduto pari ad un massimo di € 35.000,00 ripartito in due tranche: la prima pari a € 15.000,00 viene erogata alla neoimpresa al momento della dichiarazione di avvio attività e una volta garantito l’impiego del titolare o socio o libero professionista.

La seconda, facoltativa, pari ad un massimo di € 20.000,00, alla chiusura del progetto qualora l’impresa crei ulteriore occupazione ed è commisurata al numero di posti di lavoro creati e alla tipologia di contratto.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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