Metalmeccanici Marche, quali prospettive?

Ne ha parlato oggi ad Ancona Francesca Re David segretaria generale Fiom nazionale. La situazione registrata dall’Ires Cgil nel 2019/2020

Ancona, 7 giugno 2021 – “Il  metalmeccanico tiene, nonostante tutto. I dati dell’Ires Cgil evidenziano una tenuta del  settore ma la vera sfida sarà quella della ripresa nei prossimi mesi, legata anche alle scelte delle aziende attraverso le risorse europee del Recovery Fund”, fa sapere Tiziano Beldomenico, segretario generale Fiom Cgil Marche, all’iniziativa di oggi ad Ancona, “Metal Meccanica Marche: quali prospettive”, con Francesca Re David, segretaria generale Fiom Cgil.

Il rischio è quello della perdita di troppi posti di lavoro rispetto anche alle aziende che già si sa che non ce la faranno. «Le imprese – ha aggiunto Beldomenico – “dovranno da subito compiere scelte importanti di cambiamento senza attendere l’arrivo dei fondi, anzi anticipando gli utili registrati negli ultimi bilanci». La crisi sta già penalizzando le Marche: territori come il fabrianese e l’ascolano hanno subito pensanti perdite di posti di lavoro; «la vertenza Elica – ha sottolineato il segretario Fiom – rischia di essere la prima di una lunga serie  con un’impresa che, per scelte legate alla logica del massimo profitto, decide di delocalizzare in Polonia».

Tiziano Beldomenico

Ricerca Ires Cgil

Nel 2019 i lavoratori dipendenti nel settore  a livello regionale sono 59.539. Il comparto più in crisi è quello degli elettrodomestici ed elettronica che perde 251 dipendenti nell’ultimo anno  giungendo a quota 11.955. Dei quasi 60mila lavoratori, oltre 38mila sono operai, 16mila impiegati e oltre 3mila gli apprendisti; le donne sono 12mila e rappresentano il 19,7% degli occupati.

Sul piano contrattuale, l’81,5% ha un contratto a tempo indeterminato ma, negli ultimi anni,  sono in aumento i  part time e i tempi determinati. Per quanto riguarda le retribuzioni, quella lorda  annua è di 26.761 euro; gli operai guadagnano, in media, 23.112, gli impiegati 32.451, i quadri 69.925 euro, i dirigenti 141.933 e gli apprendisti 15.516.

Sul fronte dell’export, secondo i dati Istat, ammonta a 4,4 miliardi di euro il valore delle esportazioni delle imprese marchigiane della metalmeccanica nel 2020, un dato da cui si escludono quelle del settore nautico. I numeri più elevati sono quelli per le macchine utensili con 1,8 miliardi di euro e l’elettrodomestico ed elettronica con 1,3 miliardi.

Nell’ultimo anno, le esportazioni sono scese di 586 milioni di euro e cioè dell’11,7% , un calo superiore a quello registrato a livello nazionale.  Un dato importante è che, dal 2008, la quota di export marchigiano su quello nazionale  è passata dal 2,43% del 2008 al 2,19% del 2020 per effetto del crollo dell’elettrodomestico.

Secondo i dati dell’Osservatorio regionale, la condizione patrimoniale delle imprese è, nel complesso, positiva: la crescita del patrimonio netto è stata significativa passando da 1,5 miliardi nel 2015 a 2,2 miliardi nel 2019. Sul piano economico, il 2019 ha registrato un calo dell’utile di 36 milioni di euro (-14,1%). Nel complesso, però, l’utile è cresciuto,  rispetto al 2015, di 73 milioni di euro.

Francesca Re David

Le conclusioni sono di Francesca Re David, segretaria generale Fiom Cgil nazionale: «Il blocco dei licenziamenti  – ha detto la segretaria – deve durare fino alla riforma degli ammortizzatori, che dicono si farà presto, come per tutti gli altri settori. La questione dei licenziamenti è alquanto incredibile, quelli che possono essere licenziati sono i lavoratori dell’industria, per tutti gli altri si è prorogato sino ad ottobre: sono quei lavoratori che hanno sempre pagato la cassa integrazione e i contributi. È dunque giusto che venga creato un ammortizzatore universale per chi non ce l’ha, che ora venga  costruito. Ma non ha senso che venga tolto. Se il Governo non ascolta, ci mobiliteremo per farci ascoltare. È questo l’unico modo che abbiamo».

 

redazionale

© riproduzione riservata


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

© riproduzione riservata

 


link dell'articolo