Le mille e una botte

Una start up romana cerca assaggiatori di vini ma non li trova

Roma – Andare per vigneti e cantine alla ricerca dei vini migliori. Mappare le bottiglie più buone, ma sconosciute,  per metterle a disposizione di milioni di clienti. Pare proprio il lavoro dei sogni.

la-differenza-con-l-assaggiatore-di-vini

Come non immaginare una vita sulle colline della Toscana o del Piemonte, tra panorami paradisiaci e calici sempre pieni? Come non sentirsi un po’ Russel Crowe, in mezzo ai filari della Provenza e tra le braccia della bella Marion Cotillard, nel film “Un’ottima annata”?

Ma l’impresa che lo propone, una start up romana del settore, non riesce a trovare personale disponibile. Sarà che è richiesto il diploma di sommelier? Sarà che è necessaria la disponibilità a viaggiare per 250 giorni all’anno?

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La notizia, rimbalzata sui social da una nota radio a livello nazionale, mette in luce la schizofrenia del mondo del lavoro, nella nostra penisola.

Da una parte non si trovano persone disposte a fare determinati lavori. Dall’altro, dilaga la fuga dei cervelli all’estero. Il mantra: in Italia non c’è più futuro, è sulla bocca di tutti. Ma, poi vengono fuori anche le situazioni come questa.

C’è un lavoro da favola, non posti in fonderia, ma nessuna risposta. Più che le Mille e una notte, possiamo parlare di Mille e una botte.

Couple at wine tasting.

Di per se, soprattutto in questo caso, sembra un paradosso. Ma non sempre è così. A frenare i più potrebbero essere le condizioni contrattuali proposte, come l’impegno a viaggi massacranti. Si fa per dire. Alla stampa non viene rivelato.

Ma non importa, A noi piace pensare che per gli italiani il vino rimane relegato alla sfera del relax, del piacere, che per forza di cose, deve essere tenuto lontano dallo stress e dalla fatica.

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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