La Regione Marche riqualifica il Mercato ittico civitanovese

L’intervento ammesso alla graduatoria del bando “Porti, luoghi di sbarco e sale per la vendita all’asta e ripari di pesca”

Ancona – Riqualificazione del Mercato ittico di Civitanova Marche, in arrivo i finanziamenti della Regione. Il progetto è stato ammesso alla graduatoria dell’avviso pubblico misura 1.43 relativa ai “Porti, luoghi di sbarco e sale per la vendita all’asta e ripari di pesca”.

«È notizia di ieri che la Regione ha trasmesso al Bur per la pubblicazione la graduatoria delle imprese e degli enti ammessi al finanziamento»  ha commentato il vice capogruppo PD Francesco Micucci  –

Il Mercato ittico di Civitanova

Grazie alla lungimiranza e all’impegno profuso dal precedente consiglio di amministrazione guidato dal Paolo Pellegrini, anche il Mercato ittico civitanovese aveva partecipato all’avviso pubblico per la riqualificazione dell’edificio di via Capponi.

«Il progetto – ha proseguito Micucci – permetterà un importante restyling della struttura, a servizio della marineria civitanovese e dei commercianti che si servono del Mic locale».

Francesco Micucci

I lavori previsti riguardano in particolare il rifacimento della pavimentazione antiscivolo dei locali dove si svolgono le attività del Mic, a maggiore garanzia della sicurezza di tutti gli operatori, oltre che dell’estetica dei locali. Verrà realizzato un nuovo impianto completamente automatizzato di erogazione del ghiaccio, operativo h24, in modo da poter meglio assistere le operazioni di compravendita del pescato. Inoltre, sono previsti lavori di miglioria dell’isolamento termico dei locali per meglio garantire il mantenimento della catena del fresco dei prodotti e dei luoghi di lavoro.

In ultimo, il Mic potrà ampliare la propria gamma di prodotti commercializzati, grazie alla realizzazione di un centro smistamento molluschi al suo interno. «Quest’ultimo – sottolinea ancora il vice capogruppo – è un servizio di cui da tempo si sentiva la mancanza tra gli operatori del settore, vista la presenza oramai stabile di imbarcazioni civitanovesi che si dedicano a questa attività».

Ora la palla passa al nuovo Cda del Mic, il quale dovrà dare rendicontazione dei lavori entro il 31 dicembre del 2018.

 

redazionale


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

© riproduzione riservata


link dell'articolo