La Cgil Marche sui voucher: “Non torniamo al passato”

Nel 2016 venduti oltre 6 milioni di buoni lavoro per 76 mila percettori

Ancona, 24 luglio 2018 – Proprio in questi giorni, nel Paese si discute del Decreto Dignità e della reintroduzione dei voucher per alcuni settori. Alcuni dati contenuti nel rapporto nazionale dimostrano come i voucher abbiano rappresentato nelle Marche, come in Italia, un mero strumento di sfruttamento.

Nel 2014, il numero dei percettori nella nostra regione è pari a 48.000, nel 2015 si è giunti a quota  68.000 e, nel 2016, a 76.000. Nell’ultimo anno preso in esame, il 20% dei percettori è stato senza contribuzione nell’anno successivo.

I buoni lavoro, meglio conosciuti come voucher,

Nel 2016, il numero dei voucher venduti nelle Marche ha superato i 6 milioni.

A diffondere questi numeri è la Cgil Marche che, attraverso il proprio segretario regionale Giuseppe Santarelli, dichiara: «È abbastanza curioso costatare come forze attuali di governo che si sono sempre dette d’accordo con le posizioni della Cgil sui temi oggetto dei referendum abrogativi, abbiano cambiato idea cosi repentinamente. Senza dubbio – prosegue Santarelli – la sfida per il futuro, sopratutto nella regione che sconta una maggiore precarietà dei rapporti di lavoro rispetto alla media nazionale, non può essere rappresentata dal ritorno dei voucher ma dalla stabilizzazione dei  rapporti di lavoro. I settori del turismo e dell’agricoltura hanno tutti gli strumenti contrattuali per assumere in modo flessibile. Il ritorno dei voucher serve per coprire il lavoro nero».

«È evidente – conclude Santarelli – che se si andrà avanti per questa strada, la Cgil sarà costretta a mobilitarsi di nuovo fino ad arrivare, come avvenuto con il passato governo, alla battaglia per la loro abrogazione».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

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