Fabriano – Fedrigoni: l’assessore Stefano Aguzzi ha incontrato i sindacati

Scoglio da superare l’impegno a non produrre per 10 anni carta per banconote e passaporti

Fabriano, 8 luglio 2021 – L’assessore regionale al Lavoro Stefano Aguzzi, con i funzionari regionali del settore lavoro, ha incontrato questa mattina i rappresentanti delle organizzazioni sindacali di categoria Cgil, Cisl e Uil dell’azienda Fedrigoni di Fabriano, raccogliendo le loro  preoccupazioni circa il futuro produttivo dell’azienda a seguito dell’annunciata cessione di asset alla multinazionale Portals.

Le organizzazioni sindacali, in particolare, hanno espresso dubbi sugli accordi, non ancora perfezionati ma previsti, con l’azienda inglese Portals per il passaggio di attività dell’impresa che prevede un impegno a non produrre per 10 anni carta per banconote e passaporti nella cartiera di Fabriano.

Sebbene ci siano garanzie circa la salvaguardia dei livelli occupazionali, con questa clausola contrattuale i sindacati temono di perdere definitivamente  la professionalità acquisita in tanti anni di lavoro, che costituisce una eccellenza per l’intero paese.

Stefano Aguzzi, assessore al Lavoro della Regione Marche

«Condivido queste preoccupazioni delle parti sindacali – ha detto Aguzzi – dobbiamo impegnarci per evitare che venga persa professionalità per questa attività di lunga storia e preziosa tradizione delle cartiere di Fabriano e Pioraco. L’assessorato – ha garantito Aguzzi – seguirà passo passo il percorso e verificherà se ci sono le condizioni per ridurre, per quanto possibile, il vincolo di impegno a non produrre carte valori. Con una nota scritta – ha aggiunto l’assessore – porteremo all’attenzione della proprietà queste preoccupazioni pienamente condivisibili».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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