Fabriano – Crisi Tecnowind, c’è interesse all’acquisto dello stabilimento

Lo afferma in Regione il consigliere Giancarli (PD) che chiede la proroga degli ammortizzatori sociali

Ancona – Proroga degli ammortizzatori sociali per i lavoratori Tecnowind per facilitare la chiusura della trattativa di acquisizione dell’azienda fabrianese. È quanto chiesto in un’interrogazione urgente a risposta immediata che arriverà in aula domani (17 ottobre) dal consigliere regionale Enzo Giancarli.

«I contratti di solidarietà per la realtà produttiva scadranno il prossimo 17 dicembre, ma nell’ultima riunione del tavolo istituzionale tenutasi al Mise la settimana scorsa è emersa una manifestazione di interesse imprenditoriale ad acquisire lo stabilimento fabrianese – afferma il consigliere – Per domani, 17 ottobre, è previsto un nuovo incontro. Il che sembra dimostrare la volontà di giungere in tempi brevi ad una soluzione.

Il consigliere regionale del PD Enzo Giancarli

Per questo continua Giancarliritengo importante che possa essere concessa da parte del competente ministero la proroga degli ammortizzatori sociali: per favorire la conclusione della trattativa, senza interrompere l’operatività dell’industria, che nonostante la gravissima crisi che sta attraversando, è attiva, produce, grazie al concordato in continuità aziendale, dando lavoro a 260 persone più altrettante dell’indotto. Ma Tecnowind ha bisogno di un acquirente per guardare al futuro».

La protesta dei lavoratori Tecnowind

A detta del consigliere del PD, ci sono le premesse perché possa trovarsi una nuova proprietà. Ed è su questa convinzione che si basa l’interrogazione urgente che domani arriverà in aula in Regione. Nel documento, si chiede alla giunta regionale se siano state intraprese verso il Ministero tutte le iniziative utili e necessarie per concedere ai lavoratori dell’azienda di Fabriano la proroga degli ammortizzatori sociali.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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