Ancona – Come gestire i casi Covid-19 in azienda

Confapi e sigle sindacali si confrontano venerdì 11 dicembre per la prevenzione del contagio e l’applicazione delle complesse normative. Appuntamento online sulla piattaforma Zoom

Ancona, 10 dicembre 2020  – Prosegue il percorso parallelo costruito da Confapi Marche e Cgil, Cisl e Uil per affrontare insieme, parte datoriale e sindacali, la gestione della pandemia che preoccupa il presente ma anche il futuro di aziende e lavoratori.

La firma del Protocollo territoriale per il contrasto e il contenimento del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro ha indicato una via comune che ha soddisfatto le esigenze dei sottoscriventi e riscosso l’apprezzamento di molte aziende associate che l’hanno già adottato.

Dopo un primo incontro organizzato dal Oprc Marche, Organismo Paritetico Regionale per illustrarne le linee guida, è in programma per venerdì 11 dicembre dalle ore 15 un nuovo appuntamento online attraverso la piattaforma Zoom per dirimere alcune incongruenze e dubbi interpretativi sulla normativa vigente per gestire i casi di contagio in azienda e che interessa particolarmente i responsabili della sicurezza interna.

Oltre i referenti di Confapi, a partire dal presidente regionale Giorgio Giorgetti, Mario Neri, presidente di Confapi Sanità e dal direttore Michele Montecchiani, la partecipazione all’evento che prevede l’iscrizione attraverso la piattaforma EventBrite, vedrà la presenza di Massimo Giacchetti coordinatore di parte sindacale Oprc Marche, Lucia Isolani direttore Uoc Psal Asur 3, Natascia Paternesi medico competente, Giuseppe Maria Mariotti direttore Inail direzione territoriale Macerata, Fermo e Ascoli Piceno, Stefano Bellucci consulente relazioni industriali Confapi Ancona.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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