Loreto – Crisi Ragaini Radiatori: i lavoratori incrociano le braccia

Domani, mercoledì 12 luglio, presidio dei cancelli e corteo

Loreto – Fim,  Fiom,  Uilm  e le Rsu Ragaini Radiatori  hanno proclamato – domani  mercoledì 12 luglio a partire dalle ore 5,00 –   un’ulteriore giornata di  sciopero, con  presidio dei lavoratori davanti i cancelli della fabbrica di Loreto, per poi  proseguire in corteo fino alla prima rotatoria verso la città (ore 9,00 circa ) .

Loreto – Lo stabilimento del Gruppo Ragaini

Dopo aver portato le istanze al Sindaco di Loreto, al Presidente del Consiglio Regionale, al Prefetto di Ancona e in Consiglio Regionale, i lavoratori tornano a manifestare davanti i cancelli della Ragaini Radiatori.

È terminata la prima fase di 45  giorni con un mancato accordo, dove le parti non sono riuscite a trovare soluzioni, ora la palla passa alle istituzioni, coinvolte sin dall’inizio. La procedura di mobilità si concluderà nei primi giorni di agosto, dopo, l’azienda potrà licenziare i lavoratori coinvolti nei 120 giorni seguenti.

L’azienda, ad oggi, non ha avanzato nessuna  proposta di riduzione del  numero di esuberi, nessun seguito rispetto agli impegni presi davanti al Prefetto di Ancona.

Le tre sigle sindacali, Fim, Fiom e Uilm ribadiscono che  il rischio di perdita di lavoro non è solamente per chi verrà licenziato, ma per tutti i lavoratori se non si troverà una soluzione condivisa.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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