Servizio civile nazionale, progetto “Musei diffusi”

Le domande entro il 26 giugno specificando la sede di interesse

Castelfidardo/Osimo – Fra le proposte del bando di servizio civile Nazionale diretto a giovani di età compresa fra i 18 e i 28 anni, figura “Musei diffusi” promosso dal Comune di Osimo in co-progettazione con il Comune di Castelfidardo e la Fondazione Ferretti.

Attraverso l’ente capofila, vengono infatti selezionati nove volontari da impiegarsi per 30 ore settimanali per 5 giorni a settimana e per 12 mesi complessivi con un compenso di 433,80 €.

Le domande devono essere presentate al Comune di Osimo specificando la sede per la quale ci si candida entro le ore 14.00 del 26 giugno:

Questa la ripartizione dei posti:

  1. 3 posti al Museo della Fisarmonica di Castelfidardo
    n. 2 posti al Museo del Risorgimento di Castelfidardo
    n. 2 posti alla Fondazione Ferretti di Castelfidardo
  2. 2 posti alla Biblioteca comunale di Osimo.

Requisiti per la partecipazione:

– Età compresa tra i 18 e i 28 anni alla data di scadenza del bando;

Diploma di scuola media superiore;

– Essere cittadini italiani o di altri Paesi della UE o cittadini non comunitari ma regolarmente soggiornanti in Italia;

– Non aver riportato condanne penali.

Info: ATS XIII tel. 0717249323 Ufficio Servizi Sociali Comune di Osimo 0717249257.

Consegna a mano: Ufficio Protocollo, P.zza del Comune 1 – Osimo. Orari: dal lunedì al sabato 8:30-12:30.
Raccomandata: Comune di Osimo- Ufficio Protocollo, P.zza del Comune 1- 60027 Osimo (AN)
PECcomune.osimo@emarche.it (solo da altra PEC a nome dell’interessato, non da un indirizzo email normale)

 

redazionale


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

© riproduzione riservata


link dell'articolo

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi