Castelfidardo – Reddito di cittadinanza, si apre una seconda finestra

Le domande entro il 15 settembre. Disponibili 12 borse lavoro

Castelfidardo – Dodici borse lavoro per soggetti colpiti dalla crisi economica, al fine di sostenere il reddito dei nuclei familiari in difficoltà, rafforzare il senso di appartenenza alla comunità locale e offrire un’importante chance di reinserimento occupazionale.

Si apre fino al 15 settembre una nuova finestra per richiedere il reddito di cittadinanza, come formulato e proposto dall’Amministrazione comunale.  Dal primo bando, di cui sono state ammesse 20 domande su 37, è infatti rimasto un residuo di risorse tali da poter attivare ulteriore borse.

«Gli esiti di questa prima fase sperimentale hanno dato riscontri molti positivi, sia da parte delle imprese ospitanti che hanno recepito il messaggio e dato la loro disponibilità sia come partecipazione dell’utenza, tanto che dal 1° settembre inizia l’esperienza dei 20 soggetti che hanno superato l’iter” – informa il sindaco Ascani – Spiace che la metà dei candidati non fosse in regola con l’iscrizione alle liste di disoccupazione al Centro per l’Impiego, vuoi per sfiducia nel servizio o per il farraginoso meccanismo burocratico».

Il sindaco di Castelfidardo, Roberto Ascani

Per ovviare a tale problema, nel nuovo bando per dimostrare l’inattività da almeno un anno viene richiesta la scheda professionale anziché l’iscrizione al centro per l’impiego. Rimangono invariati gli altri requisiti: età compresa fra i 30 e i 65 anni, residenza continuativa a Castelfidardo da almeno 10 anni, non essere percettori di indennità ed essere in possesso di una certificazione ISEE, calcolata secondo le nuove disposizioni normative, non superiore ad € 25.000,00.

Bando completo e moduli di domanda sul sito del Comune o disponibili presso i “Servizi Socio Educativi” di via Battisti.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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