“Face-Up! Imeter Facade Upgrade” un progetto rivolto agli architetti

L’azienda cameranese si rifà il look e indice un concorso nazionale per riqualificare il proprio immobile. In collaborazione con Cento55 e il Corso di Laurea in Ingegneria Edile Architettura dell'Università Politecnica delle Marche

Camerano – La facciata di un’azienda è il suo biglietto da visita, ne esprime il carattere e la qualità architettonica delle sue spazialità. Cento55 e il Corso di Laurea in Ingegneria Edile Architettura dell’Università Politecnica delle Marche in collaborazione con Imeter s.r.l. di Camerano (AN) promuovono un concorso nazionale di idee, seguito da una fase di costruzione, per la riqualificazione e ridefinizione dell’involucro sia della palazzina uffici che della nuova esposizione della sede dell’azienda.

La necessità di riorganizzare gli spazi interni ha stimolato la Imeter a concepire un ammodernamento dell’immagine aziendale e a richiedere proposte innovative ai giovani studenti universitari. Da qui nasce il concorso “Face-Up! Imeter Facade Upgrade”.

Il progetto vincitore sarà sviluppato dall’ente banditore in fase di progettazione definitiva ed esecutiva. Al gruppo vincitore spetta il diritto di partecipare alle successive fasi di progettazione. Sono richiesti materiali in grado di esaltare il brand e la grafica aziendale, con eventuali integrazioni tecnologiche. In particolare Imeter s.r.l. intende acquisire un progetto preliminare di restyling del proprio punto vendita.
Per partecipare Bisogna registrarsi al sito www.cento55.com, entro il 31 gennaio 2018 alle ore 12.00, la quota di partecipazione è pari a € 30,00. La consegna del progetto avviene in forma anonima e va effettuata tramite la piattaforma entro il 9 febbraio 2018 alle ore 12.00. La piattaforma web sarà attiva dal giorno 10 gennaio 2018, fino a quel momento si fa riferimento alla pagina Facebook: @ConcorsoFaceUp
Il Bando: http://bit.ly/2iSI4Hp

PremiPrimo classificato: € 3000,00 e la possibilità di uno stage formativo presso We Plan Ingegneria in cui si seguirà il progetto esecutivo del progetto vincitore.
Secondo classificato: € 1000,00
Terzo classificato: € 500,00

A chi è rivolto

Il concorso è rivolto agli studenti universitari regolarmente iscritti ai Corsi di Laurea Magistrali in Architettura (Classe LM 4 – Architettura e Ingegneria Edile – Architettura).  È aperta la partecipazione anche agli studenti regolarmente iscritti ad altri Corsi (Design, Ingegneria Edile o Civile, …).

La partecipazione può avvenire sia in forma individuale che in forma associata, per un massimo di tre componenti a gruppo. Ogni gruppo dovrà nominare un suo componente come capogruppo, unico responsabile e referente nei confronti del soggetto banditore. Il capogruppo dovrà essere obbligatoriamente iscritto ad un Corso di Laurea appartenente alla Classe di Lauree Magistrali LM 4.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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