Il Banco Marchigiano sbarca in Ancona

Avviato uno sportello in via Martiri della Resistenza 62. In provincia, operative le filiali di Castelfidardo, Loreto, Osimo, Senigallia

Ancona, 19 gennaio 2021 – Il Banco Marchigiano ha aperto uno sportello anche in Ancona, in Via Martiri della Resistenza 62. Il Capoluogo di Regione va così ad aggiungersi agli altri sportelli già attivi, arricchendo lo scacchiere dei territori sostenuti da questa Banca in crescita che punta a diventare riferimento regionale per imprese, artigiani, famiglie e giovani.

Il nuovo sportello rappresenta a tutti gli effetti il quartier generale delle attività legate al territorio dorico dell’Istituto di Credito la cui storica sede centrale si trova a Civitanova Marche, ma che sta ampliando le proprie diramazioni a beneficio di una crescente fascia della popolazione.

Ancona – Il Team del Banco Marchigiano operativo nella filiale dorica in Via Martiri della Resistenza

«Ancona, oltre che città bellissima, è uno snodo cruciale sotto tutti i punti di vista, imprenditoriale, commerciale, turistico, istituzionale – dice il Direttore Generale dell’Istituto di Credito – Con molto piacere avviamo nella città dorica la nostra attività, con l’auspicio che il territorio ci accolga con favore come un Istituto di credito che si propone di diventare un nuovo interlocutore per tutti, famiglie e imprese. Questa nuova filiale rappresenta un salto di qualità nella direzione di una nostra crescente vicinanza ad una città che per storia, tradizioni, autorevolezza e tessuto economico produttivo rappresenta una colonna del territorio regionale».

Dunque, il Banco Marchigiano aggiunge un importante tassello nella propria crescita in termini di copertura territoriale. Attualmente, l’Istituto di Credito nato il 15 dicembre 2018 dalla fusione della Bcc di Civitanova Marche e Montecosaro con la Banca di Suasa, copre la regione con 25 filiali, distribuite in quattro province (Pesaro, Ancona, Macerata e Fermo). In provincia di Ancona il Banco al momento opera con le filiali di Loreto, Osimo, Castelfidardo, Senigallia.

Mentre nei giorni scorsi è stato ufficializzato l’avvio dell’operazione di aggregazione con la Banca del Gran Sasso d’Italia.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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