Sigfrido Ranucci: a Osimo il coraggio e la determinazione del giornalismo d’inchiesta

Un pubblico da tutto esaurito per il conduttore di Report, Rai 3, che ha divertito e affascinato con i racconti delle sue inchieste temerarie

Osimo – Gremita in ogni ordine di posti, con gente in piedi addossata alle pareti, la sala conferenze del Santuario San Giuseppe da Copertino ieri sera, venerdì 29, per il sesto appuntamento del Festival sul giornalismo d’inchiesta organizzato da Ju-ter Club Osimo e Circolo +76.

Osimo – Il pubblico che ha gremito la sala conferenze. In prima fila, secondo da sinistra, Gianni Rossetti direttore artistico del Festival, a seguire, Giannetto Magrini e Valeria Dentamaro

Sul palco a raccontarsi, divertire e affascinare c’era Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, la trasmissione di Rai 3 che delle inchieste giornalistiche ha fatto da anni il suo fiore all’occhiello. Vent’anni d’investigazioni, malaffare, indagini e soprusi scoperti e denunciati dalla redazione di questo programma che è diventato un cult del genere.

Sigrido Ranucci, coautore del programma – ne è stato il primo reporter nel 1977 anno d’avvio con la conduzione di Milena Gabanelli – ha eredito da lei il testimone della conduzione da quest’anno.

Osimo – da sx: Guido Maurino Tgr, Sigfrido Ranucci e Patrizia Ginobili Tg3

Arguto, ironico, ma soprattutto dotato di un grande coraggio, di un senso della notizia e della giustizia superiore alla media, Ranucci è quanto di meglio possa esprimere oggi in Italia il giornalismo d’inchiesta. Un genere dell’informazione fra i più difficili ed impegnativi, oltre che costoso, che molte testate hanno abbandonato.

Al suo attivo, come lui stesso ha raccontato alla platea, oltre 45 richieste di risarcimento danni per un ammontare di altrettanti milioni di euro. Report, è la trasmissione Rai che riceve più querele. «La Rai copre le spese legali – ha spiegato Ranucci – ma se poi perdi può esercitare su di te il diritto di rivalsa».

«Report, dunque, costa parecchio alla Rai» gli ha domandato Patrizia Ginobili del Tg3, moderatrice della serata insieme a Guido Maurino del Tgr.

«Mai quanto Fazio!» ha risposto Ranucci, facendo esplodere una risata e un applauso del pubblico.

Osimo – Paolo Picchio, responsabile Confartigianato di zona, consegna a Ranucci il Premio Inchiesta 2017

Negli anni, sono decine e decine le sue inchieste e rapporti. Dall’intervista a Paolo Borsellino nel 2001, pochi giorni prima della sua morte, che gli valse un’accusa di manipolazione dei filmati; alla querelle con la Coca Cola che lo ha visto vincitore sui social in merito alla proprietà del colosso mondiale delle bevande (mai chiarita), e sui metodi utilizzati per la produzione della bevanda: «Per produrre un litro di Coca Cola occorrono 600 litri d’acqua» ha sostenuto il conduttore.

Osimo – Sigfrido Ranucci con l’opera donatagli dall’artista jesino Giannetto Magrini

A fine serata, una di quelle che vorresti non finissero mai, gli è stato consegnato il Premio Inchiesta 2017: «Per la capacità di raccontare la realtà italiana con acume, originalità e spirito critico» la motivazione letta dal direttore artistico del Festival Gianni Rossetti.

In ultimo, come già accaduto con tutti gli altri ospiti del festival, a Ranucci è stata consegnata un’opera pittorica dell’artista jesino Giannetto Magrini.


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

© riproduzione riservata


link dell'articolo