Osimo ricorda trentatré passatempesi dispersi nella Prima Guerra Mondiale

La cerimonia sabato 6 novembre presso la chiesa vecchia di Passatempo. Domenica 7, le celebrazioni dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate

Osimo, 5 novembre 2021 – Un momento speciale per ricordare trentatré cittadini passatempesi dispersi durante la Prima Guerra Mondiale. Sabato 6 novembre alle ore 10, presso la chiesa vecchia di Passatempo in Via Paradiso, ristrutturata nel 2015, si svolgerà una cerimonia in occasione del centenario del Milite Ignoto.

La celebrazione liturgica sarà presieduta dall’Arcivescovo di Ancona-Osimo Angelo Spina e animata dal violinista Marco Santini accompagnato dalla voce di Lucia Santini. A seguire, nel piazzale antistante, la cerimonia civile con le autorità istituzionali e militari.

All’esterno della chiesa è infatti affissa una lapide realizzata nel 1921 dalla Croce Bianca di Passatempo, una delle prime associazioni operaie solidaristiche di Osimo sorta nel 1901. La lapide, che è stata restaurata da Laura Lanari nel 2015, è dedicata a trentatré cittadini di Passatempo dei quali si persero le tracce durante i combattimenti del primo conflitto mondiale nel Nord Italia.

Venne deposta esattamente 100 anni fa, il 6 novembre del 1921, perché era una domenica e, dunque, alla celebrazione poterono partecipare tutti i cittadini e i lavoratori visto il giorno di festa, così da rendere omaggio agli eroi perduti in guerra e mai recuperati.

Domenica 7 novembre invece, per celebrare la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate si svolgerà una celebrazione religiosa alla Basilica di San Giuseppe da Copertino alle ore 10.15, al termine della quale il corteo con le autorità civili e militari, accompagnate dal Gonfalone della Città di Osimo, si recherà al Monumento ai Caduti di Piazza Nuova per la deposizione della corona d’alloro e l’incontro con i rappresentanti degli ex combattenti e di associazioni cittadine.

Seguirà un discorso da parte del sindaco Pugnaloni che omaggerà gli italiani caduti durante la Prima Guerra Mondiale e porgerà un ringraziamento all’impegno continuo da parte delle Forze Armate.

 

redazionale

© riproduzione riservata


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

© riproduzione riservata

 


link dell'articolo