Il cartellone del 10° Festival del Giornalismo d’Inchiesta

Alessandro Sallusti ad Osimo, Matteo Bassetti a Filottrano, Giulio Golia ad Ancona

Osimo, 17 agosto 2021 – Tre appuntamenti con protagonisti di grande spessore e di grande richiamo. Oltre ad una quarta serata, un fuori programma, che si preannuncia sorprendente e molto coinvolgente.

Il Festival del Giornalismo d’Inchiesta delle Marche vara il cartellone con appuntamenti particolarmente ricchi e impegnativi.

Alessandro Sallusti, direttore di Libero

Si inizia giovedì 9 settembre, ad Osimo con Alessandro Sallusti. Il direttore di Libero, autore del libro-intervista con il magistrato Palamara, parlerà della crisi della giustizia e della riforma Cartabia, anche alla luce di quel “sistema” raccontato nel libro-inchiesta più discusso degli ultimi mesi.

E ancora. Il professor Matteo Bassetti, uno dei massimi infettivologi italiani, sarà ospite il giorno successivo, venerdì 10 settembre, a Filottrano. Con il racconto di testimoni ed esperienze dirette si parlerà di pandemia e di cosa dobbiamo aspettarci dal virus con il ritorno della stagione invernale e con la riapertura delle scuole.

Matteo Bassetti, infettivologo 

La rassegna si concluderà sabato 18 settembre, e vedrà la presenza di Giulio Golia, inviato di punta de Le Iene, la popolare trasmissione che sa declinare, con grande successo, sana ironia con impegnative inchieste giornalistiche.

Il Festival, giunto quest’anno alla decima edizione e intitolato alla memoria del suo ideatore, Gianni Rossetti, continua dunque, nonostante le tante difficoltà dovute essenzialmente alla pandemia, a proporre personaggi di rilievo, argomenti di grande interesse, coinvolgendo, per quanto possibile, i diversi territori della regione.

Giulio Golia, inviato de Le Iene

Non solo. Con un occhio attento all’attualità, pensa di proporre un’imperdibile serata-evento, una “notte da sogno”, alla quale il direttore artistico Claudio Sargenti e l’organizzazione dell’evento, affidata al circolo culturale Ju-Ter Club Osimo, stanno lavorando ancora con impegno, certi di offrire un fuori programma di tutto rispetto.

Il Festival, realizzato su basi volontaristiche, si avvale del patrocinio del Consiglio regionale delle Marche, dei Comuni di Filottrano, Osimo ed Ancona, del supporto dell’Istituto Campana per l’Istruzione Permanente di Osimo, del Circolo +76 di Osimo e nasce in collaborazione con la Confartigianato Imprese Ancona – Pesaro Urbino.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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