‘Fotografia come dialogo’ in ricordo di Enzo Bevilacqua

Una serata organizzata ad Osimo dal Circolo fotografico Avis Mario Giacomelli sabato 11 settembre

Osimo, 5 settembre 2021 – Prosegue l’attività del Circolo Fotografico Avis Mario Giacomelli. Dopo il successo del ricco cartellone estivo, arriva un appuntamento di grande fascino in programma sabato 11 settembre, alle ore 17.30, presso il Teatrino Campana di Osimo.

La serata Fotografia come dialogo ha lo scopo di ricordare l’osimano Enzo Bevilacqua, fotografo di grande fama che ha portato alto il nome della città.

Uno scatto di Enzo Bevilacqua

Bevilacqua è stato allievo di Cavalli che conosce nel 1958 in occasione di un premio fotografico, assegnatogli da una giuria di concorso presieduta dallo stesso maestro. Benché abbia ottenuto ottimi risultati con il paesaggio a colori, Bevilacqua è un fotografo completo che ha saputo esprimersi anche con il bianco/nero, il reportage ed il racconto fotografico, trasmettendo una forte carica emotiva sia nell’interpretazione del paesaggio (famosi i suoi scatti su Castelluccio di Norcia) che alle prese con soggetti umani, colti nella loro poetica quotidianità.

Nel 1964, con altri amici dà vita al Circolo Fotoamatori “Senza Testa” grazie al quale Osimo si inserisce nel panorama della fotografia italiana contemporanea. Nel 1962 gli viene attribuito dalla Fiaf il titolo di Artista della Federazione Internazionale di Arti Fotografiche.

Nel corso della serata dell’11 settembre, verrà delineato un ricordo personale di Enzo da parte della figlia, Maria Laura; il rapporto di Enzo con gli altri fotografi, con il contributo di Giacchino Castellani vicepresidente dell’Associazione Fotoamatori Senza Testa; la consistenza dell’archivio fotografico di Bevilacqua, con l’intervento del Presidente Cfamg Sauro Strappato, ed il contributo di Vincenzo Marzocchini, storico e critico della fotografia.

Con l’occasione sarà presentato il libro fotografico “Enzo Bevilacqua, fotografia come dialogo” edito a cura del Cfamg e degli eredi Bevilacqua. Verrà allestita una mostra fotografica con una selezione delle foto di Bevilacqua visitabile fino a domenica 19 settembre. Per info e prenotazioni: 389 492 59 81.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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