Calici di Stelle sold out

Per il sindaco Simone Pugnaloni: “Un’estate che ci riempie di soddisfazioni”

Osimo, 11 agosto 2019 – Più che soddisfatto il sindaco Simone Pugnaloni per l’andamento molto soddisfacente dell’evento Calici di Stelle che, a suo dire, ha fatto registrare il tutto esaurito in città. Una soddisfazione che si allarga all’ottimo afflusso fatto registrare dalle visite alle Grotte e ai ringraziamenti verso tutti quelli che hanno lavorato per raggiungere tali risultati.

Il primo cittadino, attraverso la sua pagina social, riassume così l’eccellente risultato:

«Migliaia di persone ancora una volta hanno riempito il centro città. Cantine ben distribuite, eventi da Piazza Dante ai Giardini pubblici, locali e negozi aperti, mostra fotografica a cura del circolo Avis Giacomelli, concerto a Palazzo Simonetti da parte dell’Accademia d’arte lirica e corale, visite guidate alle grotte.

Un’estate che ci riempie di soddisfazioni – continua Pugnaloni – Dopo il successo dei venerdì di luglio, si conferma campione di presenze l’iniziativa Calici di Stelle in attesa del grande concerto di Ferragosto del maestro Marco Santini. Ottimi i numeri che arrivano dalle presenze alle Grotte, a fine luglio segnano un +30%.

Orgoglioso anche del lavoro fatto da tutto lo staff che ha seguito tutte le autorizzazioni ed il piano sicurezza – conclude Pugnaloni – Un grazie speciale ai tecnici comunali, alla Asso, alle forze dell’ordine, al gruppo di protezione civile comunale ed a tutte le associazioni di protezione civile, alla Croce Rossa italiana ed alla Misericordia: insieme, hanno dimostrato che lavorando in squadra si raggiungono importanti obiettivi garantendo sicurezza, dimostrando l’importanza del volontariato e la buona riuscita delle manifestazioni cittadine molto partecipate».

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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