A Osimo si parla di Fair-play con l’arbitro mondiale Daniele Orsato

Con lui, martedì 19 ottobre al teatro La Nuova Fenice, Juan Luca Sacchi e Katia Senesi

Osimo, 30 settembre 2021 – L’Amministrazione comunale istituisce per la prima volta a Osimo le Giornate del Fair-play, nell’ambito di una rassegna di cinque incontri aperti al pubblico con relatori ospiti speciali testimoni dei valori di legalità, correttezza e solidarietà.

Daniele Orsato

Il primo evento si terrà martedì 19 ottobre con Daniele Orsato, 45 anni, veneto, direttore di gare di serie A dal 2006 e premiato nel 2020 come miglior arbitro al mondo. Alle 18.15 sarà ospite in Sala Vivarini, a Palazzo municipale, per ricevere il Premio Fair-play “Sport e legalità”, con invito a presenziare esteso dal Comune anche ai presidenti regionali di Coni, Figc e Aia.

A seguire, alle 21.30 al teatro La Nuova Fenice l’incontro pubblico durante il quale Daniele Orsato relazionerà assieme al sindaco Simone Pugnaloni sull’educazione al rispetto delle regole, facendo emergere la sua testimonianza di questo concetto adattato ad un campo da calcio, comunque imprescindibile per lo sviluppo di una società civile.

In teatro saranno presenti anche Juan Luca Sacchi, 37 anni originario di Treia anche lui arbitro di serie A e Katia Senesi, recanatese già arbitro fino al 2008 anche in categorie professionistiche e da qualche mese prima donna ad entrare nel Comitato nazionale dell’Associazione italiana arbitri.

L’incontro sarà aperto al pubblico, a ingresso libero, ma con prenotazione necessaria al numero 338 725 36 27 e obbligo di Green pass come da disposizioni nazionali. Per l’organizzazione si ringrazia la collaborazione di Leonardo Puliti, osimano già componente della sezione marchigiana dell’Aia. Le successive Giornate del Fair-play vedranno come ospiti personaggi illustri del mondo politico, della cultura, della magistratura e delle istituzioni in generale.

Aggiornamento del 15 ottobre:

L’incontro è stato spostato a lunedì 25 ottobre, ore 21.15, Teatro La Nuova Fenice, Osimo

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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