A J. C. Rodriguez Ruiz e Renzo Ulivieri il Premio Fabrizi dell’Anpi Osimo

In memoria del sarto antifascista osimano morto al confino

Osimo, 4 luglio 2021 – Non poteva non coincidere con il 77° anniversario della liberazione della città dal nazifascismo la ripartenza delle attività in presenza della sezione Anpi di Osimo.

E per ridare slancio alla vita associativa il nuovo inizio è stato affidato all’appuntamento piú importante della sezione da ormai 17 anni, in collaborazione con il comitato Nazionale e quello provinciale: il Premio Nazionale Fabrizi, nel nome di quel sarto antifascista osimano morto al confino.

Sabato 3 luglio presso l’Arena cinema di Palazzo Campana si è rinnovata la cerimonia di consegna del Premio, che intende valorizzare non solo l’aspetto storico della Resistenza al nazifascismo ma anche attualizzare il messaggio espresso dalla guerra di Liberazione e che oggi rivive grazie alle Costituzioni libere e democratiche nell’intero continente europeo. Articoli e valori come quelli scritti nella Costituzione italiana hanno necessità di esempi concreti che la facciano vivere tutti i giorni e facciano comprendere alle nuove generazioni l’attualità di quella Carta che difende libertà, democrazia, uguaglianza, giustizia.

Laura Gnocchi

A ricevere il premio, alla memoria, la partigiana medaglia di bronzo al valor militare Bianca Sarti. E poi Chiara Colombini, storica dell’Istituto piemontese della Resistenza e volto di Rai Storia, Alex Corlazzoli, giornalista de Il Fatto Quotidiano, Laura Gnocchi, coautrice con Gad Lerner del volume e del memoriale “Noi Partigiani” e del programma andato in onda su Rai3 lo scorso anno “La scelta. I partigiani raccontano“.

Renzo Ulivieri

Premio poi all’allenatore, tra le altre di Bologna, Vicenza, Sampdoria, Cagliari e dal 2006 Presidente dell’Associazione Italiana Allenatori di Calcio Renzo Ulivieri e, infine,un riconoscimento al governo e al popolo cubano per la solidarietà dimostrata durante la prima ondata di pandemia con l’invio di una équipe medica presso gli ospedali lombardi, presente l’Ambasciatore per l’Italia, San Marino e Malta della Repubblica di Cuba Josè Carlos Rodriguez Ruiz.

Josè Carlos Rodriguez Ruiz

Ha condotto la serata, un vero e proprio talk tra i premiati, Franco De Felice già caporedattore del TgR Toscana. In un’edizione particolarmente significativa per la presenza femminile le conclusioni sono state affidate, a nome del Comitato nazionale, alla responsabile del Coordinamento Donne dell’Anpi, Tamara Ferretti.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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