Numana – La Notte Rossa riprogrammata per domenica 16 luglio

Organizzata per il 30 giugno era stata rinviata per il maltempo. Sagra del pesce a Marcelli nelle serate del 7-8-9 luglio

Numana – Sperando nella clemenza di Giove pluvio l’attesissima Notte Rossa numanese è stata riprogrammata per domenica 16 luglio con inizio alle 21.30.

Organizzato per il 30 giugno scorso l’evento era stato giocoforza annullato a causa del maltempo. Ora viene riproposto sempre nel centro storico di Numana: una serata  dedicata all’intrattenimento “adulto” ma che non perderà mai di vista l’obiettivo del buon gusto e del divertimento “familiare” per tutti.

Grazie alla consolidata esperienza artistica di “Takimiri eventi”, nelle location più suggestive del centro storico Numanese come la Torre e Piazza Nuova si snoderanno durante tutta la serata una serie di spettacoli straordinari e di sicuro impatto artistico: musica live, burlesque, equilibristi acrobatici, ballerine e samba brasiliani, ballerini di tango argentino.

Il punto di aggregazione principale sarà come sempre il palco di Piazza del Santuario, dove si esibiranno lo “Swarosky Chandelier”, straordinario spettacolo burlesque acrobatico,  il duo “Mat&Tresy” con ardite acrobazie da un’altezza di 6 metri.

Sempre in Piazza, reduce dai successi dello spettacolo tv “Italian got talent”, l’artista Anna K divertirà con uno spettacolo danzante, acquatico. Infine, un corpo di ballo burlesque metterà in scena vari pezzi tratti dal famosissimo musical “Cabaret”.

Nell’attesa della Notte Rossa, i turisti potranno ingannare l’attesa partecipando alla Sagra del Pesce “Benvenuta Estate 2017”, organizzata come al solito dalla cooperativa La Maretta a Marcelli, nella Piazzetta del Mercato, nei giorni venerdì 7 – sabato 8 – domenica 9 luglio.  È prevista solo la cena

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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