Il Conero, un posto incantevole dove l’armonia è di casa

Lunedì 28 giugno in Piazza Nuova a Numana secondo incontro fotografico con Intimarche

Numana, 26 giugno 2021 – Prosegue la rassegna “Intimarche”, il viaggio organizzato dal Circolo Fotografico Avis Mario Giacomelli di Osimo tra le bellezze nascoste delle Marche, naturalistiche e non solo, evidenziando gli aspetti più intimi e segreti del nostro territorio. Dopo il successo della prima serata, ora spazio al secondo evento in programma lunedì 28 giugno alle ore 21.15 presso Piazza Nuova di Numana.

Stefano Belli presenterà il Circolo Fotografico in un lavoro sul territorio adiacente al Conero, in cui saranno anche protagonisti gli scatti dei soci dal titolo “Il Conero, un posto incantevole dove l’armonia è di casa”.

Il progetto, di ampio respiro, unisce oltre alle classiche mostre fotografiche anche approfondimenti culturali che possono coinvolgere i presenti per una serata d’interesse. Protagonista sarà ancora il Conero e, oltre alle foto di grande formato di autori del circolo fotografico osimano in esposizione, toccherà a Stefano Belli, socio del circolo, presentare i filmati e le foto in qualità di curatore della serata e di profondo conoscitore della flora, della fauna e della storia di questi luoghi.

«Il Conero è un territorio unico, un pezzo di montagna in mezzo al mare – spiega Belli nell’introdurre la serata – Il percorso fotografico che abbiamo stilato riguarda i suoi tre ambienti tipici: le vecchie paludi posizionate a sud, il Conero inteso come costa e bosco e la parte che ha come relazione l’uomo. Il nostro percorso guarda a come un territorio estremamente antropizzato e sfruttato negli anni, soprattutto del primo novecento, lasciato alla sua vita naturale sia ritornato ad essere un posto selvaggio. Questa sua vita, che è stata filmata e riprodotta dalle nostre foto durante i nostri itinerari, è stata trasformata in un’unica passeggiata che vedremo insieme lunedì sera. È un modo per far vedere come la natura sia effettivamente intima all’interno di una regione, intima anche all’interno di un rispetto che vorremmo comunicare nelle nostre serate».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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