Verona Vinitaly – Matrimonio tra i vini e i tartufi marchigiani tutto l’anno

I vini della regione come locomotore a cui agganciare la promozione nel mondo del prezioso tubero

Verona –  Tartufo tutto l’anno. Più che uno slogan, è un progetto che punta ad abbinare ricette tradizionali e vini del territorio marchigiano. Un connubio, quello tra il tartufo e i vini, finanziato dalla Regione Marche e sostenuto dall’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, il Consorzio dei Vini Piceni, dall’Istituto Marchigiano di Enogastronomia e dalla rappresentanza regionale dell’Associazione Italiana Sommelier.

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Quest’ultima, nella guida 2018 de “Le Marche nel Bicchiere” dedicherà uno speciale al tartufo e individuerà con un apposito “bollino” i vini più indicati per l’abbinamento, selezionati a partire da un numero di tre per ogni provincia, come ha ricordato il presidente di Ais Marche, Domenico Balducci.

La presentazione ha avuto luogo ieri pomeriggio allo stand della Regione Marche, al padiglione 7 di Veronafiere, dove è in corso (fino a mercoledì) la 51ª edizione di Vinitaly.

Il progetto “Le Marche dei tartufi, i vini da tartufo delle Marche” ha visto il coinvolgimento anche di cinque istituti alberghieri, chiamati a realizzare per ogni tipologia di tubero, una ricetta tipica della tradizione.

 ALBERTO MAZZONI, direttore IMT; ANNA CASINI, vice-presidente Giunta regionale e assessore Agricoltura Regione Marche; ANTONIO CENTOCANTI, presidente IMT
Alberto Mazzoni, direttore IMT; Anna Casini, vice-presidente Giunta regionale e assessore Agricoltura Regione Marche; Antonio Centocanti, presidente IMT

«Abbiamo sposato questo progetto – ha dichiarato Anna Casini, vicepresidente della Regione Marche e assessore all’Agricoltura e all’Alimentazione – perché ci piaceva l’idea di diffondere la cultura di un prodotto per troppo tempo considerato snob, che, invece, può essere consumato da tutti. È stato fondamentale, inoltre, il coinvolgimento dei giovani degli istituti alberghieri, perché sono ambasciatori importanti del territorio».

In particolare, come spiegato da Alberto Mazzoni, direttore dell’Istituto Marchigiano di Enogastronomia : «il progetto Tartufo tutto l’anno rientra nel più ampio progetto proposto da FoodBrandMarche, istituto marchigiano di enogastronomia, che raccoglie e rappresenta i 32 prodotti certificati Dop, Igp, Stg, marchio QN, presidi Slow Food e gli altri prodotti identitari del territorio. L’obiettivo è la promozione di questi prodotti in Italia, in Europa e nel mondo agganciandosi al locomotore vino».

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E non si pensi che il tartufo sia entrato solo oggi a far parte della nostra cultura culinaria. «Pochi sanno che il tartufo marchigiano – ha rivelato Piergiorgio Angelini, direttore del Centro studi dell’Accademia italiana del tartufo – è stato in passato un prodotto largamente utilizzato nella cucina regionale e decantato come riferimento nazionale nelle ricette che hanno fatto l’Italia della cucina. Gioacchino Rossini, ad esempio, si faceva inviare a Parigi i tartufi delle Marche».

Addirittura nel 1564 Alfonso Ceccarelli cita il tartufo delle Marche in quello che è considerato il primo trattato di micologia al mondo.

Gli istituti alberghieri coinvolti e le ricette.

  • Istituto alberghiero Tartantelli di Sant’Elpidio a Mare (Fermo) – Tartufo nero uncinato e galantina di pollo.
  • Istituto alberghiero Celli di Piobbico (Pesaro Urbino) – Tartufo bianco pregiato tagliatella in brodo di cappone su crema di fonduta di Caciotta d’Urbino Dop.
  • Istituto professionale alberghiero Buscemi di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) – Tartufo nero pregiato e piccione ripieno alla marchigiana.
  • Istituto professionale per i servizi alberghieri Varnelli di Cingoli (Macerata) – Tartufo bianchetto marzuolo e stracciatella in brodo di cappone.
  • Istituto alberghiero Einstein-Nebbia di Loreto (Ancona) – Pincinelle alla fabrianese con pecorino di Fossa e tartufo nero estivo.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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