Tolentino – Domenica 7 aprile il Giro delle Abbazie per auto d’epoca

Il tradizionale raduno di primavera a cura del Caem/Scarfiotti per la sua 26ª edizione parte da Tolentino per raggiungere Rasiglia di Foligno

Tolentino, 6 aprile 2019 – L’appuntamento è per domenica 7 aprile. Gli equipaggi di interessanti auto d’epoca immatricolate entro il 1985 si daranno appuntamento a Tolentino, dove nel centro storico lo staff organizzatore del club Caem/Lodovico Scarfiotti procederà alle iscrizioni ed alle operazioni preliminari dalle ore 8,30 alle 9,30.

Auto d’epoca sulle strade di Subasio

L’iniziativa del Caem, il primo club di motorismo storico delle Marche fondato nel 1976, ha permesso edizione dopo edizione la conoscenza e la visita di siti storico-religiosi estremamente interessanti, in tutta la parte centrale della regione ed ha dirottato le attenzioni in queste ultime edizioni verso insediamenti religiosi della vicina provincia di Perugia.

Uno scorcio del caratteristico Borgo Rasiglia

In questo caso i partecipanti, ne sono attesi una sessantina circa, lasciata Tolentino con la prevista partenza per le ore 10,00, si dirigerà verso Muccia, Serravalle del Chienti e Colfiorito per raggiungere il suggestivo Borgo Rasiglia, località nel territorio di Foligno.

In mattinata si potrà visitare il Santuario Madonna delle Grazie, fondato nel XV secolo, che ospita una statua della Madonna in terracotta ed affreschi votivi d’origine folignate eseguiti nel periodo della fondazione del sito. Il programma proseguirà con il pranzo al Ristorante Casaletto nella vicina Casaletto di Sellano, per poi fare rotta nuovamente verso Borgo Rasiglia per una visita guidata nel primo pomeriggio all’insediamento di origine medioevale.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Clima, ambiente e Greta Thunberg

Un paio di trecce salveranno il Mondo… forse


19 aprile 2019 – «Parlo a nome delle future generazioni: nel 2030 avrò 26 anni, mi dicono che sarà un’età meravigliosa perché avrò la vita davanti a me, ma non ne sono così sicura». Ha esordito così, ieri al Senato della Repubblica, Greta Thunberg, la sedicenne svedese divenuta paladina mondiale dello sviluppo sostenibile, e contro il cambiamento climatico, con lo slogan: “Sciopero scolastico per il clima”.

«Le persone come me – ha continuato Greta – hanno avuto tutto ciò che potevano immaginare ma forse alla fine non avremo nulla, perché il nostro futuro c’è stato scippato. Ci avete mentito, ci avete dato false speranze, ci avete detto che il futuro era una cosa alla quale potevamo guardare ed è così, ma solo per ora».

Questa ragazzina con le trecce, amica di Papa Francesco e icona di milioni di studenti, non gliel’ha certo mandato a dire ai nostri soloni della politica: «Il cambiamento sta arrivando e non potete farci niente. Basta solo decidere di fare una cosa, per farla – ha detto loro – Come per i fondi raccolti in 24 ore per Notre Dame».

Greta Thunberg con il cartello: “sciopero scolastico per il clima” (foto di Anders Hellberg)

E proprio qui sta il punto, la chiave di volta dell’intera questione. In un mondo opportunista, egoista, cieco per comodo e per profitto qual è quello che viviamo, ci sono le risorse economiche per fare di tutto e di più. Basta decidere di volerlo fare. E fino ad oggi, sul tema climatico e su quello della salvaguardia del Pianeta dall’inquinamento, i potenti del Mondo hanno deciso di non fare. E quel poco che è stato fatto ha inciso sui risultati lo zero virgola…

Nazioni sorde come gli Stati Uniti e la Cina, i maggiori inquinatori del Pianeta, fanno orecchie da mercante alle azioni e ai protocolli messi in campo con grande difficoltà dall’Europa. Troppo grandi, per loro, gli investimenti da mettere in campo per ridurre gli effetti del surriscaldamento del Pianeta. Inutili, a loro dire, perché non è l’inquinamento delle loro fabbriche a produrre il fenomeno.

Maria Elisabetta Casellati, presidente del Senato, ha rivolto un grazie speciale a Greta: «Senza di te, senza il tuo coraggio, senza il tuo esempio, la strada per portare il tema ambientale al centro del dibattito politico internazionale sarebbe stata più difficile e tortuosa».

Belle parole, Presidente, ma la gente è stufa delle parole. Occorrono fatti concreti, azioni importanti e durevoli. Questo pianeta non appartiene a lei, alla Cina o agli Stati Uniti, appartiene alle generazioni future. Noi siamo solo un tramite, e abbiamo l’obbligo e il dovere di consegnare loro lo stesso pianeta ereditato dai nostri nonni e dai nostri padri. Non un torrente, una specie animale o un albero di meno. Sarebbe un furto all’Umanità.


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