Porto Recanati – Scossicci del sole brilla su tutti al Palio Storico

Al secondo posto Sammarì che vende più pesce ma ricava meno

Porto Recanati, 25 agosto 2019 – La ciurma del quartiere “Scossicci del sole” ha vinto la XVII edizione del Palio Storico di San Giovanni di Porto Recanati

I ragazzi del Parò Flavio Massucci, pur arrivando secondi al termine della corsa che da quest’anno riproponeva il percorso più lungo, sono riusciti a vendere in pescheria 28,52 kg di pesce per un prezzo d’asta di 14.100 lire ricavando 402.132 lire.

Porto Recanati – La ciurma del quartiere Scossicci del sole vincitore della XVII edizione del Palio Storico di San Giovanni 2019 (foto Max Serenelli)

Al secondo posto si è piazzato “Sammarí”, pur vendendo 29.580 kg ma ricavando, per il meccanismo complesso che il regolamento prevede, 401.104 lire.
La parte bassa del podio è appannaggio di “Centro” vendendo il pesce per 368.332 lire.
Grande Spettacolo di pubblico per le vie della città rivierasca, come nella migliore tradizione di questa contesa che ormai è entrata a far parte del top delle rievocazioni storiche della nostra regione.

Porto Recanati – La classifica finale del Palio Storico (foto Max Serenelli)

La formazione dei vincitori: SCOSSICCI DEL SOLE
Colori del quartiere: giallo – azzurro
Presidente : Rossano Mandorlini
Parò: Flavio Massucci
Preparatore: Paolo Michelini
Morè: Stefano Michelini
Portabandiera : Elia Carrell
Matteo Basili, Stefano Massucci, Riccardo Basili, Matteo Magagnini, Alessandro Mariotti, Morris Mariotti Edoardo Feliziani, Lorenzo Lana, Edoardo Carnevali, Davide Tartaglini, Andrea Petrucci, Alessandro Giri, Marco Cariddi, Roberto Ubaldi (riserva).

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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