Miss Reginetta d’Italia, l’ascolana Margherita Citeroni conquista la fascia

Vince Giada Stabile, quindicenne di Catania

Riccione, 6 settembre 2021 – È un’emozione fortissima, non riesco a crederci è indescrivibile quello che sto provando in questo momento. sono felicissima non me l’aspettavo proprio!”  ha detto, tra le lacrime di gioia al momento dell’incoronazione, Giada Stabile, 15 anni, di Catania, altezza 1,75, lunghi capelli biondi, brillanti occhi verdi e un sorriso splendente. Con la sua raffinata bellezza, a colpi di sguardi e sfilate, ha conquistato l’ambita Corona di Miss Reginetta d’Italia 2021 sbaragliando tutte le 64 Miss aspiranti al titolo del celebre concorso organizzato da Metaevent e diretto da Alessio Forgetta.

Riccione – Giada Stabile, Miss Reginetta d’Italia 2021

«È stata una grande edizione del Concorso per l’alto livello delle nuove Miss scoperte in tutta Italia – ha dichiarato il patron del Concorso Alessio Forgetta – bellissime ragazze, consapevoli e ben determinate a studiare e a lavorare duramente per intraprendere una carriera professionale nel mondo della moda del cinema e della televisione. E noi siamo ben lieti di offrire un trampolino di lancio per importanti opportunità».

A tenere alta la tradizione delle Miss marchigiane la splendida Margherita Citeroni di Ascoli Piceno che si è contraddistinta tra le 64 concorrenti in gara conquistando la Fascia sponsor Provence Cosmetic il celebre brand con il quale, grazie al Concorso di Miss Reginetta, Margherita Citeroni lavorerà come fotomodella.

Riccione – L’ascolana Margherita Citeroni

Margherita ha 15 anni, è alta 1,70, occhi azzurri, capelli lunghi biondi; frequenta il Liceo Linguistico di Ascoli Piceno, è un’amante dello sport e della natura e fa danza contemporanea da 13 anni. Il suo sogno è quello di diventare una conduttrice televisiva

Accompagnata a Riccione dalla mamma Miura Fioravanti e dalla sorella Anastasia di 21 anni, Margherita racconta così la sua esperienza: «Mi sono emozionata moltissimo quando mi hanno consegnato la fascia. È stata un‘esperienza straordinaria partecipare a Miss Reginetta e a parte la fascia che ho conquistato, la cosa che mi è piaciuta di più è stato il rapporto di amicizia e di complicità che è nato con le altre ragazze, ci siamo divertite tanto insieme».

Riccione – Gabriel Garko, Elisabetta Gregoraci, Jo Squillo, Miss Reginetta Giada Stabile

Un grande spettacolo dedicato alla bellezza in un mix di musica e cabaret condotto brillantemente dalla splendida Jo Squillo, con tanti ospiti che si sono esibiti sul palcoscenico di Miss Reginetta e che hanno contribuito a decretare il verdetto finale della giuria, tra cui la bellissima showgirl e conduttrice televisiva Elisabetta Gregoraci. «Volevo fare questo lavoro fin da quando ero bambina e ho iniziato la mia carriera proprio con un concorso di bellezza – ha detto la Gregoraci alle ragazze – siete tutte bellissime e a prescindere da come va questa sera dovete credere sempre nei vostri sogni».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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