Giornalismo d’inchiesta: gli “amarcord” di Cucchi, Martellini e Grifoni

Una divertente serata ad Ancona con i simboli di Tutto il calcio minuto per minuto. Ricordati Sandro Ciotti ed Enrico Ameri. Maurizio Socci e Paolo Papili hanno moderato l’incontro

Ancona – Una serata amarcord di nome e di fatto quella consumata ieri sera, mercoledì 27 settembre, presso l’auditorium Confartigianato in Via Fioretti alla Baraccola. Tanti giornalisti in platea intervenuti anche per raccogliere i crediti professionali, ma soprattutto per applaudire le tre stelle ospiti della serata: Riccardo Cucchi, Nicoletta Grifoni e Simonetta Martellini. Tre pilastri della storica trasmissione Tutto il calcio minuto per minuto.

Ancona – da sx: Maurizio Socci, Paolo Papili, Nicoletta Grifoni, Riccardo Cucchi, Simonetta Martellini

In un’atmosfera quasi d’altri tempi, farcita di professionalità e aneddoti, sottolineata e amplificata dalla composta e forbita dialettica dei tre ospiti, sono stati raccontati i momenti salienti di quella storica trasmissione radiofonica che, va ricordato, registrò punte di 25 milioni di ascoltatori.

Ancona – Maurizio Socci e Paolo Papili, i due conduttori della serata

Sollecitate da Papili e Socci, la Grifoni e la Martellini hanno rivissuto i momenti difficili e pieni d’ansia del loro esordio. In tempi dove nessuno t’insegnava nulla e il mestiere lo dovevi imparare rubandolo agli anziani. Anziani che, fra gli altri, rispondevano ai nomi di Sandro Ciotti ed Enrico Ameri. «I maestri», come li ha definiti Cucchi.

Notevole il ricordo professionale della partita di calcio Italia – Serbia, quella che si sarebbe dovuta giocare a Genova ma che non si giocò per le violente intemperanze dei tifosi. Una diretta di oltre due ore dove Cucchi e colleghi dovettero improvvisare di continuo. Come la racconti una partita che non si è giocata?

Ancona – Nicoletta Grifoni, Riccardo Cucchi, Simonetta Martellini

Tenero il racconto di Nicoletta Grifoni quando ha rivissuto la triste sorte di Nazzareno Filippini, il tifoso ascolano deceduto in seguito agli scontri del dopopartita Ascoli-Inter nell’ottobre del 1988. «Sono stata una settimana in rianimazione – ha ricordato Nicoletta – e non ho avuto il coraggio di sbattere un microfono in faccia ai parenti. Il mio tifo è gioioso, ci sta anche lo sfottò, ma ho rimosso completamente, da allora, il senso dell’avversario».

Ancona – Riccardo Cucchi ritira il premio alla carriera

Per Simonetta Martellini, votata alla pallavolo, il calcio non è mai stato un amore: «Nonostante in casa se ne masticasse parecchio (è figlia del grande telecronista Nando, ndr.), per me è stata una disciplina che non ho mai capito».

Al termine della bella serata a Riccardo Cucchi è stato consegnato il premio alla carriera consegnato dagli organizzatori del Festival sul giornalismo d’inchiesta: Ju-ter Club Osimo e +76. Oltre allo sponsor Confartigianato.

Ancona – Gabriele Sbattella, in arte ‘Uomo Gatto’, con in mano il libro di Riccardo Cucchi “Clamoroso al Cibali”

Una nota curiosa. Fra il pubblico c’era anche Gabriele Sbattella, giornalista di sport e musica nonché traduttore. Uno fra i tanti, non fosse che lui, in arte, è l’Uomo Gatto: il super conoscitore di brani musicali che a fine anni ’90 e primi anni 2000 restò campione per 80 puntate nella trasmissione Sarabanda condotta da Enrico Papi.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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