Ancona -Dal mercato al digitale: torna “In Bocca al Luppolo”

La kermesse sulle birre artigianali di Cna conquista le Marche e il web. Coinvolte Ancona, Osimo, Serra Sant’Abbondio e Apecchio

Ancona, 16 ottobre 2020 – In alto i boccali, fisici o digitali. Anche per quest’anno Cna Territoriale di Ancona organizza uno dei suoi appuntamenti più importanti dell’anno: la festa delle birre artigianali ed agricole “In Bocca al Luppolo”. Un evento che con forza la Cna ha voluto comunque realizzare ma con la massima e totale attenzione alle regole anti-contagio ed evolvendo il format dell’iniziativa. Sarà infatti un’edizione sperimentale, non più solo anconetana ma regionale e con un programma concentrato su un intero mese di iniziative e di attività. Offline e online.

Il festival è stato realizzato grazie al contributo fattivo di CCIAA delle Marche (partner storico della manifestazione), Comune di Ancona e Slow Food condotta Ancona – Conero. In questa difficile edizione si è aggiunto un nuovo partner fondamentale: l’associazione Città della Birra che rappresenta 8 Comuni marchigiani uniti per valorizzare un prodotto sempre più legato al nostro territorio. 

Il festival

Il brindisi iniziale è atteso per il 24 ottobre al Mercato delle Erbe di Ancona con una serata (dalle 16.00 alle 21.00) dedicata alla scoperta di 12 birrifici del territorio: Bee Drink, Birraformante, Birrificio del Gomito, Birrificio “Il Gobbo”, Jack Rabbit, Jester birrificio agricolo, La Castellana, La Gallica, Birrificio Laurus, Birrificio agricolo “L’ultimo piceno”, birrificio Millecento, Microbirrificio Resina. Sarà inoltre possibile durante la serata godersi la mostra di oggettistica birraia realizzata in collaborazione con il Museo della Birra di Loro Piceno e i corsi di degustazione di birra organizzati con Slow Food Ancona-Conero.

Il corso

Ma “In Bocca al Luppolo” quest’anno non si fermerà all’appuntamento di ottobre, si svilupperà per tutto il mese di novembre. Dal 3 fino al 15 novembre si svolgeranno 5 lezioni di alto livello di homebrewing, 4 lezioni on line (03-05-10-12 novembre, ore 21.00) e la prova pratica in presenza (la cotta) domenica 15 novembre alle ore 9.30 presso il mercato delle Erbe di Osimo. Il corso sarà guidato dall’esperto mastro birraio Filippo Olmeda per soli 10 partecipanti.

Gli spettacoli

Non potevano mancare anche per questa edizione gli spettacoli e il divertimento. Sabato 14 novembre ci sarà il concerto al Teatro Sperimentale di Ancona dei “Brutti di Fosco” (ore21.15) e poi domenica 15 novembre sempre allo Sperimentale (ore 21.15) il comico Piero Massimo Macchini porterà in scena il suo “Gesticolors”.

I tour della birra

A chiudere questa lunga e nuova edizione della festa delle birre artigianali e agricole saranno due esperienze turistiche. La partnership con il network marchigiano “Città della Birra” ha infatti portato all’organizzazione di 2 tour esclusivi, il 22 novembre e il 29 novembre a Serra Sant’Abbondio e Apecchio. Visita guidata, assaggio di birra ed un cesto di prelibatezze del territorio per i partecipanti.Il “Luppolo” online e i biglietti al sapore di birra

Giunto oramai alla sua 4° edizione il festival non poteva che brindare con una nuova identità digitale. Per l’occasione infatti è stato lanciato il nuovo sito web dell’iniziativa: www.inboccaalluppolo.com.

Ma il digitale non è solo una nuova vetrina bensì è anche lo strumento con cui poter accedere alle iniziative organizzate. Per poter infatti acquistare uno o più biglietti per gli spettacoli, i corsi, le degustazioni e i tour, è necessario acquistare online le birre dei birrifici aderenti in specifici pacchetti (6,9,18,24 birre). Il meccanismo è semplice: si sceglie l’evento a cui si vuole partecipare, si sceglie il pacchetto da acquistare, si ordina e il gioco è fatto. Un sistema innovativo reso possibile dalla piattaforma di e-commerce online Deliverin.it.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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