Ancona – Al Ti Ci Porto Festival Rodolfo Bersaglia con “Art noir”

Mercoledì 11 al Porto Antico è il turno dei Real Rockers

Ancona, 9 luglio 2018 – Torna sul palco di Ti Ci Porto Festival una delle figure più amate dal pubblico anconetano e non solo: Rodolfo Bersaglia, professore di storia dell’arte e “intrattenitore culturale” che con il suo show comico “Ancona horror” ha portato alla ribalta vizi e virtù degli anconetani.

Martedì 10 luglio, Bersaglia parlerà nell’ambito della rassegna “Art noir” delle donne di Botticelli (inizio ore 21), una lezione divulgativa su un preciso periodo storico, quello a cavallo tra il ‘400 e il ‘500, uno dei più floridi dal punto di vista artistico-culturale, grazie anche a figure di spicco come il pittore Sandro Botticelli.

Rodolfo Bersaglia

Mercoledì 11 si cambia completamente registro, con il secondo episodio della rassegna hip hop “Legacy”: ospiti i Real Rockers (al microfono Ensi e Moddi e in consolle MacroMarco e Madkid,), tra rap, reggae e dancehall dalle ore 22.30.

In apertura di serata (dalle ore 20)  Always Loving Jah Sound, Caligula Sound e zio Mario records.

L’area del Porto Antico si può ora raggiungere comodamente anche con il nuovo trenino turistico che effettuerà corse tutti i giorni dalle 20 alle 23 con partenza dalla Mole Vanvitelliana e fermate intermedie nei pressi dell’Autorità Portuale e del parcheggio Traiano, attraverso Via XXIX settembre. Alle 19.30, inoltre, partirà una corsa unica dal Passetto, pensata anche per i residenti del quartiere adriatico.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
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CAOS DEL GIORNALISMO – CASTE DELL’INFORMAZIONE

12 novembre 2018 – Editori di giornali, giornalismo e giornalisti nell’occhio del ciclone in Italia. Una categoria, quella dell’informazione nostrana, che un po’ rispecchia l’andazzo della Nazione e dove da tempo occorrerebbe mettere mano. Con il Governo attuale pronto a farlo come i 5stelle e Di Maio hanno preannunciato.

Caos è il primo termine che mi esce dalla penna, con tutto il rispetto verso i vari attori della commedia. Dove, a proposito di teatro, i vari registi mettono in scena la stessa rappresentazione ma interpretandola ognuno a modo proprio. Una scenografia da teatro dell’assurdo disegnata su più livelli dove, a farla da padrone, ci sono in primis gli editori e in secundis i profitti. Con quel diavolo di Godot (l’informazione seria e professionale), che tutti aspettano ma che non arriva mai.

Traduciamo. Gli editori, che hanno la cassa in mano, pagano otto euro a pezzo (spese comprese) alla stragrande maggioranza dei giornalisti. Facciamo due conti. Per arrivare a guadagnare uno stipendio di 1.200 euro, il poveretto dovrà scrivere 150 pezzi in un mese. Sono cinque articoli al giorno per 30 giorni. E questo significa che o fai tanti copia-incolla o non ce la fai.

Contributi statali alla carta stampata? Ammontano ad oltre 52milioni di euro l’anno (dati 2017). Avvenire, 5,9 mln; Italia Oggi 4,8; Libero 3,7; Il Manifesto 3 mln; Quotidiano del Sud 2,8, per citare i primi 5. Con i periodici della Chiesa che la fanno da padrone e con finte cooperative create ad hoc per poterli incassare. Forse caos non è il termine adatto.

Giornalisti schierati? Certo, tutti quelli che scrivono per testate schierate o di proprietà di partiti politici. Se non sei d’accordo, o cambi giornale o cambi mestiere. Tanti si allineano.

L’Odg, l’ordine nazionale dei giornalisti, tutto questo lo sa benissimo ma si limita a pretendere 120 euro l’anno come quota associativa da parte degli iscritti. Da tutti, compresi quelli, la maggioranza, che a 1.200 euro al mese non arriveranno mai. E lo sa benissimo anche la Fsni, il sindacato unitario dei giornalisti che a loro nome firma i contratti nazionali di categoria. Lo sa la Fieg, federazione editori giornali, e l’Usigrai, sindacato giornalisti Rai… Tutti lo sanno e nessuno che intervenga.

Esistono editori seri che editano giornali seri dove scrivono tanti giornalisti in gamba, che con difficoltà immani si muovono in questo marasma da riordinare e bonificare. E mi sa che dopo questo pezzo, anch’io dovrò cambiare mestiere…

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