A Fabriano e Ostra si parla di lotta alla criminalità organizzata

Due appuntamenti, oggi e domani, con la testimonianza del Generale Angiolo Pellegrini

Fabriano/Ostra, 18 ottobre 2018 – Nel periodo più drammatico ed eroico della guerra a Cosa Nostra uno sparuto gruppo di uomini coraggiosi combatterono davvero e diedero speranza alla Sicilia. Nello stesso periodo vennero uccisi Dalla Chiesa, D’Aleo, Chinnici, Cassarà, Montana. Forse caddero inutilmente, perché il vero nemico rimase senza volto: un oscuro e ambiguo potere che negó mezzi, risorse e possibilità.

In fondo, a voler vincere quella guerra, erano davvero in pochi. Uno di quegli uomini era l’allora Capitano dei Carabinieri Angiolo Pellegrini, Comandante della Sezione Anticrimine dell’Arma dei Carabinieri, che con amarezza ricorda: “Potevamo arrestarli tutti, mafiosi e pezzi infedeli dello Stato, ma qualcuno ai piani alti, sul più bello, si è tirato indietro“.

Dopo la pausa estiva le Agende Rosse di Ancona e provincia tornano organizzando due appuntamenti in cui sarà possibile ascoltare la testimonianza del Generale Angiolo Pellegrini, che racconterà quali sono stati allora, e quali sono oggi, gli ostacoli e gli interessi che si frappongono ad una vera lotta alla criminalità organizzata.

Gli incontri si terranno giovedì 18 ottobre a Fabriano (AN), alle ore 17 presso la Sala Ubaldi in via Cappuccini, e venerdì 19 ottobre a Ostra (AN), alle ore 21 al Teatro La Vittoria.

Eventi patrocinati dal Consiglio Regionale – Assemblea Legislativa delle Marche e dal Comune di Ostra, come sempre ad ingresso libero e gratuito.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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